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Archive for marzo 2014

Quando improvvisamente morì mia suocera, mio figlio non aveva ancora quattro anni. Nel momento in cui glielo comunicai mi chiese se sarebbe rivissuta come Biancaneve e io ovviamente gli dovetti rispondere che non si trattava di una fiaba, ma della realtà e che la nonna non sarebbe tornata. Scoppiò allora in un pianto disperato, ma anche liberatorio e da allora ha sempre dimostrato una grande sensibilità unita ad una grande saggezza per un bambino della sua età. Le stesse capacità le ho ritrovate ora a dodici anni in questo suo tema, che metto qui perchè la copia scritta ha detto mia mamma che la vuole per sè.

Titolo: mia nonna, una persona speciale, ora vi spiego perchè.
In estate con una mia amica ho fatto un campo estivo vicino a dove abita mia nonna. Così appena finivo lei mi veniva a prendere con la merenda in mano per la mia amica e per me. La mia nonna è una persona molto brava e ancora in forma. Cammina lentamente, ma ancora senza bastone, non è molto alta nè robusta, ha un mucchio di rughe e capelli grigi-bianchi. ha alcuni problemi di pressione, ma per il resto sta bene. Cucina molto bene e ogni quindici giorni il lunedì a pranzo si va a mangiare da lei tutti insieme, la mia famiglia e mio zio e mia zia con il loro bambino adottato: Steven. Alcune volte però vado a mangiare da nonna insieme a mia sorella e mi piace andare perchè posso: bere una bottiglia intera di Coca-Cola se voglio, mangiare la panna a cucchiaiate e mangiare le delizie del pranzetto fatto da mia nonna davanti alla tv e ogni tanto posso giocare al computer. Mia nonna era una maestra e alcune volte mi aiuta a fare italiano, ma a storia mi aiuta sempre mio zio che mi fa sempre delle domande su cosa studio in quel momento a storia e mi riempie di informazioni da superiori. Mia nonna alcune volte mi fa delle ciambelline buonissime, croccantissime e dolcissime che adoro come lei. Mia nonna pensa sempre molto a me e quando va a fare la spesa al supermercato prende le  figurine del WWF per l’album che compilo. Io la nonna la vedo molto solo in estate, ma da quando mi sono messo gli occhiali e vado dall’ottico che sta sotto casa sua posso andare a farle più spesso visita e guardare come sta. Oltre che è la mia nonna preferita è anche l’unica perchè ho solo lei e quindi me la godo il più possibile finchè posso.

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Stamattina pensavo al potere delle parole. O a quanto poco gliene diamo. Quando ci si incontra con qualcuno che non si vede da un po’, specie se si ha poco tempo o confidenza, almeno io uso spesso l’espressione “tutto bene”. Ma in realtà cosa sto dicendo? Significa -niente di terribile, nessun evento sconvolgente sta turbardo il mio equilibrio e quello dei miei cari- significa anche -niente di esaltante, tutto normale, tutto banale, tutto un po’ noioso-. E non mi accorgo che “tutto bene”, vuol dire tra le altre cose che: respiro, sono in salute, vivo in un paese in pace, sono circondata da mille comodità e ho mille risorse a disposizione per affrontare le difficoltà. E ancora ho una famiglia che amo, una figlia che mi dice che sono carina!, amici, interessi e i susini stamattina sono fioriti, tutti bianchi. Ma queste cose non le vedo, non contano, ho problemi, tanti problemi. Qualcuno su cui fermarmi e concentrarmi lo trovo sempre. Davanti ai susini stamattina mi son detta che forse dovrei imparare a dire non -tutto bene-, ma -molto, bene-, e assaporarlo quel molto. E ringraziare, esserne grata, che allarga il cuore.

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Le figlie lo fanno. Vai a prenderle alla fermata che già sei stremata e c’è da arrivare a casa e pensare al pranzo, marito via, tanto per cambiare, meno male che c’è l’altro figlio che dovrebbe aver già apparecchiato. Ti senti già in punta in punta per sfangarla e lei sale con lo sguardo assente e il naso che gocciola perchè ha appena finito di piangere, ha litigato col suo amore, anche questo tanto per cambiare. E tutto il resto, figuriamoci la tua stanchezza e sforzo di volontà per arrivare in fondo all’ora x del pasto senza cedere e dire -arrangiatevi-, a sedici anni non esiste, vede solo la sua tragedia personale. Così intanto cerchi di rimanere calma, cerchi di incoraggiarla con quel minimo di energia che ti rimane, giusto per dirle -andrà tutto bene-. Poi ovviamente lei non mangia, non viene a tavola e se ne sta attaccata ai suoi congegni elettronici continuando così la discussione senza soluzione di continuità. Dopo qualche ora e relativo panino ti chiede serafica se la puoi accompagnare giù da lui, la bufera è in fase di risoluzione, si capisce. Mentre siamo in macchina con qualche energia recuperata, per un attimo, mi sento come ad un bivio, ho come un flash davanti, la scelta: provo a parlarle, a darle sostegno, a capire o la lascio sola, rimango fuori, ai margini della sua tempesta? E altrettanto fulminea mi arriva un’altra immagine, lei che se la sa sbrigare, che ce la fa, lei che è capace senza il mio aiuto a sistemare le cose, a cavarsela. Rimango in silenzio, quasi commossa, lei tanto non se ne accorge, la vedo protagonista della sua vita, delle sue battaglie, sta crescendo e io, magari anche solo aiutata dalla  stanchezza, la sto lasciando andare. La tristezza della lontananza, l’orgoglio della sua grinta e delle sue capacità, un po’ sarà anche merito mio!, tutto mescolato dall’amore, quello infinito, che si trasforma e cresce con lei, con noi. -Ciao!- E va.

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Certe volte penso che noi donne siamo un po’ come la società. Il lato femminile che ci caratterizza, i nostri punti di forza, sono legati all’interiorità, alla capacità, sviluppata in mancanza della forza fisica, ma anche quasi sempre del potere effettivo, di andare al cuore delle situazioni, di saper cogliere e raccogliere quello che veramente conta, senza farci incantare da facili vittorie, che tanto non ci sono concesse, restando ancorate ai valori, ai rapporti tra le persone, alle cose  che veramente rendono felici. Senza lasciarci distrarre dal tentatore di sempre, il potere, che mina le relazioni, offusca i sentimenti, annacqua i valori. Il cuore viene sempre prima, perchè è da lì che si sente, si trova un senso, il senso. Che volete farci, una donna intrisa di potere, quello vuoto, fine a se stesso, mi rattrista molto più di un uomo, ha perso molto di più. Ma ultimamente è difficile per tutti e anche per tutte non rincorrerlo, non pensare che con la nostra tecnologia e anche con la fretta, domineremo e riusciremo ad avere tutto sotto controllo, che avremo la nostra fetta di potere, maschile. Così ci dimentichiamo il cuore e diventiamo come uomini tristi. Così è diventata la società, tutti a correre, ad arraffare il più possibile, tutti presi dal pragmatismo, non c’è spazio, non c’è tempo per i valori, per le relazioni, perchè persino noi, donne, molliamo. Se non ricordo io, oltre a me stessa, a mio marito, cosa è che veramente conta, lui spesso, preso dal lavoro e dal suo fare, si perde, si perde i figli che crescono, si perde i momenti di tenerezza con me, si perde le sue partite a tennis, si perde anche di riposarsi e soprattutto si perde di ringraziare e di ricordare che cosa è lui rispetto alla vita, all’intera vita. Allo stesso modo la società si perde e potrà ritrovarsi soltanto tramite la via femminile al potere, che non si lascia sviare, che sa che non c’è compromesso, o si usa il potere per il bene di tutti e lo si condivide e faticosamente ci si confronta, o diventa sopraffazione e si perde il senso della realtà e del limite, se ne viene fagocitati, mangiati, calpestati. “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.” (Mt 5, 13)

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