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Archive for the ‘amati libri’ Category

Mio figlio tra quattro giorni farà cinque mesi di fidanzamento con la sua compagna di quinta elementare con cui tra tira e molla è fidanzato dalla seconda. Ha preparato un librettino con la loro storia in questi quattro anni e una collanina trovata in casa messa in una busta fatta con un foglio spillato.
Mia figlia invece è terrorizzata all’idea di fare regali, si vergogna, ha paura a scoprirsi, -mamma e se lui non lo apprezza?- Ma il suo ragazzo, che ha rinunciato ai regali a Natale e per i sette mesi di fidanzamento, dove lui si è sbilanciato addirittura con un anello, le ha detto che per oggi si aspetta qualcosa. Così nel pomeriggio dovrò accompagnarla a prendergli, credo, una collanina. Nonostante l’ansia, si è dovuta arrendere e dovrà così imparare ad andare oltre le sue paure, questo l’amore fa.
E io? Come potevo, ancora traboccante di gratitudine dopo il regalo della festa due settimane fa, non cercare di contraccambiare? Non so se lui farà qualcosa, ma non mi importa. Stamattina gli ho fatto trovare dentro la doccia -hai visto anche a me riescono le sorprese?- un enorme pacco con il borsone per il tennis che aspettava da Natale.
-Il biglietto lo leggo con calma..-
Era scritto bello fitto, per l’occasione ho voluto fare una citazione, frasi che mi erano piaciute, le lascio anche a voi, non si sa mai, la giornata è lunga..

Nella vita di un uomo esistono tre possibilità di diventare consapevoli. La  nascita, ma è già accaduta; la morte, ma non è prevedibile, per cui potresti trovarti inconsapevole… Resta l’amore. Solo in questo modo quell’oscuro intervallo fra la nascita e la morte che è la vita di ogni uomo trova il suo più profondo significato. (Osho, Quell’oscuro intervallo è l’amore)

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Così tante notizie che mi cresce l’ansia e penso al futuro dei miei figli. Per calmarmi penso che bisogna avere una visione e mi è tornata alla mente e al cuore quella di Silvana (De Mari) e del suo Prestatore che ingaggia il mercenario Rankstrail per uno strano compito.
E domani vado ad un convegno sulla conversione ecologica, a scoprire le nostre mucche e la visione descritta con termini scientifici.

“I montoni sono il nostro nemico” disse il Prestatore.
“I montoni?” chiese perplesso il Capitano.
“Sapete che differenza passa tra una vacca e un montone?”
“Si”, rispose Rankstrail con sicurezza “le vacche sono più grandi”.
“Vero, ma c’è n’è un’altra ancora più importante” insistette il vecchio.
“I denti delle vacche tagliano, quelli dei montoni strappano” spiegò. “Capite cosa vuol dire?”
Il vecchi spiegò che fino a pochi anni prima piccole vacche pascolavano prati pieni di trifoglio e di fiori ai piedi delle colline, le cui sommità erano occupate da boschi di querce e pini dalle grandi chiome. I denti delle vacche tagliavano l’erba, che quindi poi rispuntava più forte di prima, più verde, più folta (…) ricopriva il mondo e nutriva le vacche e le sue radici trattenevano l’acqua della pioggia, che non scappava via nelle fessure della terra inaridita come faceva ora.
Le Piogge Infinite avevano annegato anche le vacche nel fango e nella miseria e quando l’alternanza delle stagioni si era ripristinata per non indebitarsi e non farsi strozzare dagli strozzini, la gente non aveva comprato altre vacche, ma montoni. I montoni vanno bene dove ci sono cespugli, arbusti, non sui pascoli: lì sono un disastro, strappano l’erba con tutte le radici e dopo poche stagioni la terra inaridisce  e muore: prima diventa ocra, poi si spacca in fessure che all’inizio sono piccole e rare, poi ricoprono il mondo, mentre la polvere comincia a velare gli orizzonti e i sogni degli uomini di poter avere qualcosa da portare a casa la sera. E’ allora, per vivere, che si cominciano a tagliare gli alberi, e i boschi si trasformano in steppe e brughiere che nelle violente piogge autunnali franano e nel vento estivo seccano sotto il sole. I mandriani diventano boscaioli. Prima le querce, poi i pini, vengono abbattuti e cadono: li si mette sui carri e li si va a vendere al Nord come legna da ardere. Sapete questo cosa vuol dire? Le radici degli alberi trattengono l’acqua. Dove non ci sono alberi l’acqua viene inghiottita dalla terra e scompare. Ogni estate diventa più lunga e più secca di quella che l’ha preceduta. Tutto diventa giallo. Il fango diventa polvere. Dobbiamo riportare le vacche e ridare lavoro agli uomini o la siccità renderà la terra sterile e la disperazione spingerà quegli stessi uomini verso il fondo (…). Io non sono uno strozzino, ma un Prestatore. Non voglio strozzare la gente, ma prestare il denaro, così che la gente possa risorgere e il mondo ritorni verde.”
Il capitano scosse la testa.
“Non potreste darglieli e basta, i soldi? Alla gente, voglio dire. Oppure, se non ne avete abbastanza da regalarli, dateglieli senza farvene restituire di più, come gli strozzini, fatevi almeno restituire l’eguale. Questo sarebbe più decente: sono poveri. Io odio gli strozzini.”
“Anche io odio gli strozzini. Sono un Prestatore: il denaro non lo regalo, ma lo presto, perchè è solo così che la ricchezza si moltiplica. Non solo la mia ricchezza: quella di tutti. Prestatemi la forza della vostra spada e io farò di questa terra un giardino. Il denaro non si può regalare perchè finisce subito e perchè l’obbligo della gratitudine è un’umiliazione e gli uomini umiliati non combattono e non vincono. Un prestito in pari dove si restituisce la stessa somma che si è ricevuta, è comunque un gesto affidato alla generosità del Prestatore e la generosità per definizione si esaurisce e impone l’umiliazione della gratitudine.  Un prestito dove bisogna restituire una piccola parte di più crea ricchezza sia per il Prestatore che per il ricevente: questa è una situazione ripetibile all’infinito che crea la prosperità di un paese.”
Da Silvana De Mari, L’ultimo orco, Salani Editore

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Eccomi qua, dopo essere stata stesa al tappeto da un megaraffreddore, testa piena e intontita, a leggere, al calduccio sul divano, troppe poche energie per scrivere. Di un altro libro ancora vi voglio raccontare, incredibilmente, per me, ancora non un romanzo. Eppure mi piace tantissimo ed è stato una conferma. Come molte mamme, pur non essendo mai stata magra, non ho più smaltito i chili della gravidanza e sono diventata da quindici anni due taglie in più. Ho fatto anche la mia bella dieta, poi rientrata, cioè chili ripresi. Eppure, fin dai tempi dell’università ho sempre pensato che il concetto di dieta fosse un’errore, la soluzione è la bistecca, come ho più volte scritto anche qui e usato in altri ambiti. Per togliere qualcosa, come l’osso dalla bocca di un cane, bisogna offrire, proporre, inventarsi, qualcosa di migliore, una bistecca, che così il cane non morde, le reazioni sono di senso di miglioramento e non di senso di privazione. Ma non ci avevo mai pensato tanto rispetto all’alimentazione, al dimagrire. Ed ecco che ti trovo al supermercato questo libro con questo frontespizio:
“Da alcuni anni osservo nel mio studio l’anima di chi ingrassa. Più di tutto mi colpisce la lotta, la battaglia di moltissime persone per ritrovare la linea. “Devo farcela, voglio farcela…”, si ripetono. Compiono sforzi indicibili, provano diete di tutti i tipi, quasi sempre fallimentari. Naturalmente quando trasgrediscono il senso di colpa è grande. Più il senso di colpa aumenta, più il senso di sconfitta si accresce e più si torna a mangiare. Questo libro è dedicato a coloro che vogliono uscire da questo frustrante circolo vizioso. Non potremo eliminare i chili in più diventando dei docili soldatini che, a orari cadenzati, mangiano la mela, la fettina di fesa, il petto di pollo… Non è possibile dimagrire, se prima non abbiamo risvegliato una passione, un desiderio, un interesse che magari avevamo sopito per anni e anni. Spesso il grasso copre e nasconde le nostre aspirazioni più profonde, la nostra voglia di provare piacere.” (Raffaele Morelli)
Eccola qua la bistecca, riferita proprio alle bistecche! Così dopo qualche altra spesa lo compro e inizio a leggerlo e.. sono proprio d’accordo. Non si parla per niente di cibo, insalate o cotture al vapore, ma di passioni, di amore per se stessi e i propri interessi e trovo spiegato e anche sperimentato quello che ho sempre sentito dentro di me. E capisco quanto sia davvero più facile, ma anche più difficile cogliere la motivazione, il bisogno e il desiderio di dimagrire come un’opportunità per ritrovare una vita ricca di passione e di entusiasmo, un’occasione meravigliosa per rendersi più felici. A volte anche un motivo banale come la pancia può servire a superare la pigrizia, i sensi di colpa, le paure, per ritrovare il pulsare del proprio cuore. E mi rendo conto che i miei figli, persino le gravidanze, mi sono stati da alibi, mi sono nutrita della loro felicità, della gioia che portano nella mia vita. Ma loro crescono e più che mai, è ora di preoccuparsi, anzi di occuparsi di me, di quello che mi fa sentire viva, che mi mette in gioco. Una frase su tutte di questo bel libro, Dimagrire senza dieta di Raffaele Morelli mi è rimasta e non faccio altro che raccontarla ad amiche e amici in qua e là: “il vero antidoto al sovrappeso è l’anima sazia.”

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Ci siamo, ormai l’Avvento è agli sgoccioli, il Calendario con le sue finestrine è quasi finito, il Natale e le feste sono lì ad un passo, sono iniziate stamattina anche le vacanze scolastiche e io ho avuto poco tempo per riflettere, per fermarmi, per meditare e godermi l’attesa, anche per scrivere. Voglio suggerirvi un regalo dell’ultim’ora, ma soprattutto un dono da fare a se stessi. Ci sono molti libri che mi sono rimasti dentro, in cui i protagonisti sono ormai parenti, persone di famiglia nel mio cuore. Ma davvero pochi, specie in questi ultimi anni, che mi hanno cambiato, che mi hanno “spostato”, fatto muovere l’anima e vedere le cose e la vita con occhi nuovi. Tutti i libri di Silvana certamente, la De Mari, la scrittrice di fantasy psicoterapeuta che è anche il mio modello e punto di riferimento per il mio scrivere: nessun romanzo, e io leggo solo quelli, mi ha toccato tanto nel profondo, come le sue storie, tutte. Forse lo stesso effetto me lo fece quando a vent’anni cominciai a leggerlo, Hermann Hesse: Demian, Siddartha, Narciso e Boccadoro, ma ora, tolto Il profeta di Gibran, è certo più difficile. Poi c’è lui, l’unico libro di saggistica che sono riuscita a finire, che ogni tanto riapro, a caso, che cito dentro di me e con chi lo conosce, l’amica che me lo ha regalato, mio marito. -La Shinn-, diciamo, e già sappiamo di cosa si parla: di un modo di vivere, di sentire e di pensare, e anche certo del libro, de Il gioco della vita.

“La maggior parte delle persone considera la vita un combattimento, ma non è tale, è un gioco.
Tuttavia  si tratta di un gioco a cui non si può partecipare con successo senza conoscere la legge spirituale, e il Vecchio e il Nuovo Testamento ne forniscono le regole con straordinaria chiarezza.

Ogni energia viene data all’uomo perchè porti il suo Paradiso sulla terra che gli appartiene, e questo è l’obiettivo del -Gioco della Vita-.
Le semplici regole sono fede indomita, non resistenza e amore!
Possa ciascun lettore essere ora liberato da quello che l’ha trattenuto in prigionia nel corso dei secoli, ponendosi tra lui e ciò che gli appartiene e << conosca la Verità che lo rende libero>>, libero di realizzare il proprio destino, di manifestare il –Disegno Divino della sua esistenza, Salute, Ricchezza, Amore e Perfetta Espressione della propria Personalità-. <<Siate trasformati dal rinnovamento della vostra mente>>.”

Queste sono le frasi con cui il libro inizia e, dopo i puntini, quelle con cui  finisce. Non aggiungo altro, tranne che quello che sta in mezzo ribadisce la magia che un libro può possedere, la capacità, la possibilità di trasmetterti la saggezza e la profondità di qualcuno che non possiamo conoscere direttamente, ma che può donarci la bellezza della sua anima. Come questa incredibile donna, nata 140 anni fa, da cui leggendo anche io oggi mi sento sostenuta, compresa e amata. Amore, sostegno, saggezza, cosa augurarvi di più per Natale?

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Siamo in partenza per Torino, il pomeriggio su moda e bellezza mi attende, ispiriamoci al solito insuperabile, Gibran.

“La bellezza non è un bisogno, ma un’estasi.
Non è una bocca assetata né una mano vuota protesa,
È piuttosto un cuore infiammato e un’anima incantata.
Non è l’immagine che vorreste vedere, e non è il canto che vorreste udire,
È piuttosto un’immagine che vedete pur tenendo chiusi i vostri occhi, è un canto che udite con le orecchie tappate.
Non è la linfa nel solco della corteccia, né un’ala congiunta ad un artiglio.
È piuttosto un giardino sempre fiorito, e uno stormo di angeli eternamente in volo.
Popolo d’Orfalese, la bellezza è la vita quando la vita svela il suo sacro volto.
Ma voi siete la vita e voi siete il velo.
La bellezza è l’eternità che si contempla in uno specchio.
Ma voi siete l’eternità e voi siete lo specchio.”  (Gibran, Il profeta)

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Mentre mia figlia ha iniziato a rileggersi Harry Potter per l’ennesima volta, mio figlio è orfano di Deltora, una saga molto bella, una specie de Il signore degli anelli in versione semplificata per bambini dai nove anni in su, che lui si è divorato facendo così il salto dai libri di Geronimo Stilton a storie più lunghe e impegnative. Stiamo cercando altre saghe, ora non vuole leggere altro e bisogna trovare sempre storie che lo catturino per mantenere e strutturare fin da ora che ha nove anni l’abitudine alla lettura, quella che ti fa sentire il vuoto quando finisci un libro, ti fa sentire solo dopo aver dato l’addio ai personaggi e ti lascia con la voglia di cercare nuovi libri perchè senza questo tipo di compagnia non vuoi e non puoi stare.
Pensavo allora a come sono io, tanti impegni, tante spese, una famiglia di quattro persone, poco tempo.
Posso stare senza parrucchiere, senza gioielli, senza vestiti, un po’ male, ma posso, posso stare senza dischi e concerti, non della musica, ma possono bastare radio e pc, senza cene al ristorante, qualche pizza ogni tanto, senza teatri e locali, posso stare senza estetista e palestra, che tanto sono pigra, posso stare senza uscite con amiche o col marito, che chi riesce a trovare il tempo, senza visite culturali e mostre, conferenze o incontri di formazione, che coi figli è complicato, posso stare anche senza cinema, purchè possa guardare i film in tv, di cui non posso invece fare a meno. E non posso proprio fare a meno dei libri perchè non posso stare senza, non posso proprio assolutamente, per stare bene, fare a meno delle storie, di esaltarmi, commuovermi, spaventarmi, arrabbiarmi, emozionarmi, vivere dentro altre storie per comprendere e imparare come vivere la mia.
Poi, ormai l’ho capito, non posso stare senza scrivere.

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Lungi da me intendermene di politica, una delle cose che so fare bene è appassionarmi ai libri, eccovi allora qualche consiglio di lettura:
La bestia e la bella di Silvana De Mari.
Un piccolo e breve racconto per bambini, che potrete leggere anche ai vostri figli o nipoti, se si ha poco tempo ma molto bisogno di imparare.
Per ogni uomo che è padre, ma anche per chi ha responsabilità politiche, come sono o dovrebbero essere i sindaci, i principi e i re delle fiabe diventati grandi.
Per ricordarsi cosa significa governare, cos’è il potere pubblico.
Per ricordarsi che la società perfetta che finora ci siamo illusi di cercare, che ci spingono a cercare, nel denaro, il potere e il successo, ci ha portato ad essere ricchi e presuntosi sì, ma vuoti, sempre in cerca di qualcosa da comprare o da fare, oggetti e non soggetti del consumismo.
Per ricordarsi che il dolore del cuore è difficile da sentire, è un male sottile, inesorabile, difficile da ascoltare quando si è indaffarati, quando si è a pancia piena e pieni di tutto. Ma non se ne va e avanza finchè qualcuno trova il coraggio di ammetterlo e le persone si accorgono che è facile divertirsi, riposarsi, rilassarsi o eccitarsi, magari sballarsi e inebriarsi, ma il cuore resta vuoto perchè manca la possibilità di commuoversi, di meravigliarsi, di entusiasmarsi, di emozionarsi.
Per ricordarsi che la felicità sta altrove, magari anche nel leggere un piccolo libro, fatelo, capirete.
La collina dei conigli di Richard Adams
Un altro libro per ragazzi, un romanzo di avventure, che parla di conigli, ma insegna agli uomini, a chi deve fare il leader, perché qualcuno deve pur farlo ed è meglio, per il bene di tutti allora che tocchi a qualcuno che ne sia capace.
E Moscardo, il coniglio protagonista della storia, insegna in tutta la storia cosa vuol dire essere un capo.
Non è il più forte lui o il più intelligente, quello con più mezzi, un leader non deve e non può non dover render conto, tanto meno diventare grande grazie alle proprie sregolatezze, al proprio essere fuori dalle regole ordinarie.
Moscardo è un coniglio qualunque, ma sa ascoltare, sa vedere, sa chiedere e soprattutto sa valorizzare le doti di ciascuno dei suoi sottoposti, senza tirarsi indietro là dove invece deve essere poi lui in prima persona a rischiare.
E non pretende di sapere sempre la risposta giusta, non ha la chiave di lettura e la soluzione per tutto, come certi uomini politici  che non si lasciano mai scalfire dalle sconfitte, non si mettono mai in discussione, certi e attaccati ai loro privilegi, indifferenti al loro allontanamento dalla vita reale, dai cittadini e dai voti. Destra o sinistra, scozzano solo il mazzo, senza cambiare, per paura di perdere ancora di più.
Ma forse ora è arrivato finalmente il momento che nuovi Moscardo e non vecchi Vulneraria salgano al potere. Anche qui leggete e potrete capirmi.
L’amico ritrovato di Fred Uhlman
La storia di due adolescenti nella Germania anni ’30, la nostra storia anche, perchè siamo tutti chiamati e scegliere, chi ha potere non può nascondersi dietro le parole, i ruoli, i compromessi, non ora, non qui in questo nostro paese, in questo momento più che mai. La politica senza etica è dittatura, anche nel piccolo, non basta arrivare a tanto per essere totalitari, la democrazia è complicata e delicata, un bene prezioso da proteggere e preservare. Non ci sono alibi, o la si costruisce o la si distrugge, non si può non schierarsi.
Un ultimo consiglio, un film questa volta, Invictus di Clint Eastwood, dopo anni di odio e rancori e volgarità bisognerà re-imparare a volare alto, è bene allora usare tutto ciò che si ha a disposizione, anche un film può servire.
Un ultimissimo consiglio, andate a vedere l’affresco dell’Allegoria del buono e del cattivo governo nel Palazzo Pubblico di Siena: governare senza etica porta solo alla rovina,  questo il messaggio, questo il monito e l’ispirazione per i governanti del milletrecento, il buon governo segue la Speranza, la Giustizia, la Pace, la Temperanza,  il cattivo la Tirannide, la Superbia, la Vanagloria. Sono parole vecchie eppure un modo di concepire e costruire la società.
Un ultima suggerimento che è anche una preghiera, ma anche un consiglio: siatene degni.
Adesso vado al mare , ad iniziare un nuovo mese che spero segni davvero una nuova stagione.
Non sappiano come andrà, eppure il vento soffia ancora.

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