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Archive for the ‘ciuccio (succhiotto)’ Category

Da un po’ di tempo ho scoperto un modo di concepire l’essere genitori e soprattutto mamme, che si chiama appunto ad alto contatto, che si basa su presupposti che non ho ben chiari, ma che sostanziamente mi sembra di capire teorizzino l’importanza dell’allattamento ben oltre il periodo di svezzamento e anche dell’anno di età, del tenere sempre in braccio il bambino, magari tramite fasce, di farli dormire nel lettone e di assecondare i loro desideri e bisogni il più possibile. C’è anche abbastanza chiusura tra di loro, almeno sulla rete e non è facile raccogliere informazioni a riguardo per cui potrei anche sbagliarmi, ma sento che bisogna che io chiarisca allora i miei presupposti di base.
La vita è complessa e imparare a gestirla è un compito aperto che ci porteremo avanti per tutto il corso della nostra esistenza. Ma si comincia subito. Nasciamo con un’unica risorsa che è quella di piangere per attirare l’attenzione, per chiedere ed ottenere di essere nutriti e accuditi. Piango: ottengo ciò di cui ho bisogno e quindi sollievo. A mano a mano che cresco imparerò a riconoscere la voce della mamma e mi calmerò mentre mi parla prima che inizi per esempio ad allattarmi perchè so che succederà e il tempo tra il bisogno e la sua soddisfazione si allunga. Quell’allungamento del tempo, quella capacità di sostenere la frustrazione grazie alla voce della mamma è lo spazio che il bambino potrà utilizzare per aprirsi al mondo. Se io non tollero che occorra pazienza, costanza, coraggio, se non vengo aiutata a sostenere la paura e la fatica, le mie possibilità di imparare, di allargare le mie competenze sarà limitata, la mia tolleranza alla frustrazione sarà molto bassa e io mi scoraggerò, mi chiuderò, mi arrabbierò davanti ad ogni ostacolo, ma anche ad ogni sfida, ogni traguardo da raggiungere che la vita inevitabilmente mi presenterà. La voce della mamma è lo strumento, il primo che sostenga il bambino ad allungare il tempo tra il bisogno e la sua soddisfazione, quello che mi fa sostenere il disagio, per esempio quando passo ad assumere cibo con il cucchiaino che non riempe altrettanto velocemente che con la suzione. La voce della mamma, la sua calma e il suo entusiasmo per le mie conquiste mi sosterranno a fare nuove cose, a staccarmi da lei, ad imparare a mangiare da sola come a camminare, a dormire nel mio lettino, a trovare il mio posto nel mondo. Ma se la voce della mamma è sostituita dalla tetta, dal contatto, dalla presenza fisica, cosa mi aiuterà ad allontanarmi? Se l’arco diventa faretra dove stare al calduccio chi mi farà scoccare e affrontare la vita?
“Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive vengono scagliate lontano.”(Gibran, Il profeta)
Chi mi aiuterà ad allungare il tempo tra il bisogno e la sua soddisfazione se la mia mamma non solo non mi sostiene, ma continua a mostrarmi una vita semplificata, facendo lei tutto per me? Cosa succederà quando la realtà prima o poi presenterà il suo conto?

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