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Archive for the ‘Storie di Paura’ Category

Nonostante ieri le abbiano fatto rispettare un minuto di silenzio a scuola, mia figlia con i suoi sedici anni non ne sapeva il motivo, la morte di immigrati non le significa molto. Una realtà lontana. Io avrei molto da dirle in proposito, sull’ipocrisia di una società e un mondo impostato sullo sfruttamento storico e l’allontanameno forzato di chi vuole venire a prendersi almeno le briciole di quello che gli rubiamo. Ma lei non capirebbe e ancor più non si interesserebbe. Troppo cattiveria, cinismo, disillusione, un mondo che lei deve poter affrontare con la speranza e non con la disperazione. Però in questa settimana sono successe delle cose tra di noi. Martedì ha buttato, per provocarmi, del cibo ancora buono nella pattumiera, davanti a me. Le ho dato una punizione pesante e anche se il giorno dopo mi  ha detto che non era per il cibo, ma perchè era arrabbiata con me, io le ho risposto che ci sono dei valori da rispettare che nessuna rabbia può superare o giustificare, tra questi il rispetto per quello che con tanta abbondanza noi abbiamo. Il giorno dopo, non contenta evidentemente, mio marito non c’era, a pranzo, si stavano quasi per picchiare col fratello per litigarsi un pezzo di panino, il pane era in tavola, ma i panini erano solo due. Li ho mandati entrambi in camera, nelle loro nuove camere, e ho fatto saltare a tutti e due il pranzo. Avevano molta fame, ma volevo che si rendessero conto di quanto loro la fame non sanno cosa sia e di conseguenza quanto siano fortunati. Hanno “sofferto” fino alle cinque del pomeriggio. Dopo avevo da fare -Pensate che voi adesso di là trovate tutto, ma molti ragazzi come voi, no-. E sono uscita.
Mia figlia so che mi ha dato della pazza, i suoi amici hanno riso di me e ieri sera mi ha accusato di essere come una suora, non certo una mamma alla moda.
Chissà forse quando crescendo si troverà a dover affrontare notizie sulle ingiustizie di questo nostro mondo, magari si ricorderà della discoteca negata e del pranzo saltato. Forse no.
Ma meglio suora che complice.

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I figli, li vediamo grandi o piccoli spesso a prescindere da come realmente sono. Chi avrebbe pensato che mio figlio insieme ad un suo amico a dieci anni suonati avrebbe ancora ascoltato e apprezzato, durante la merenda, una delle storie del mio libro? Eppure quando le raccontavo era piccino, ma in fondo sua sorella, altrettanto presa, era più o meno come lui ora..

“Storia della galleria (contro la noia mentre si viaggia)
Quando il viaggio è lungo e l’abitudine alle storie ormai consolidata, per trovare qualche elemento nuovo occorre trasformare il viaggio stesso in un’avventura che scacci la noia, e in un lungo tragitto è difficile non attraversare neanche una galleria…

STORIA DELLA GALLERIA

C’era una volta una famiglia che stava facendo un bel viaggio con la propria macchina e tutti erano contenti perché andavano in vacanza ed era una bella giornata con il cielo azzurro e il sole che splendeva in mezzo a qualche piccola nuvoletta bianca bianca.
Arrivarono ad un certo punto all’imbocco di una galleria e mentre procedevano, aspettando di rivedere la luce, si resero conto, quando finalmente ne uscirono,  che il tempo era improvvisamente cambiato. Il cielo era scuro e rossastro, come se fosse scesa improvvisamente la notte  e un odore molto acuto e cattivo filtrava attraverso le bocchette. Non c’erano più neanche le altre macchine e neanche le strisce e i cartelli ai lati della strada, che anzi non sembrava proprio per niente una strada. Il babbo spense il motore. Sentirono uno strano brontolio, ai lati si intravedevano strane montagne senza cielo sullo sfondo: tutto nero.
Scesero dalla macchina. Il terreno era caldo ed elastico e anche un po’ umido.
Dove erano finiti? Un vulcano? Una grotta? Un sotterraneo?
Sentirono dei movimenti e ogni dubbio svanì: erano finiti nella pancia di un drago. Doveva essersi addormentato a bocca aperta proprio davanti all’imbocco della galleria mentre loro ne stavano uscendo e ora si stava svegliando.
Salirono in macchina, chiusero le sicure e si  misero le cinture, dovevano scappare da lì.
Il padre mise in moto e per fortuna le ruote camminavano bene sulla pancia, gola o quello che era. Ma evidentemente ora che il drago era sveglio li sentiva. Cominciò a tossire, come quando mangiando ci va qualcosa di traverso e in effetti era proprio così!
Grandi scossoni sbattevano la macchina qua e là, riuscivano comunque a procedere ogni volta che il drago smetteva di tossire e poterono così percorrere quella incredibile autostrada. Finalmente in lontananza apparve il cielo azzurro che non era svanito, ma soltanto scomparso dalla loro vista, finiti com’erano dentro quella enorme creatura.
Lì davanti però apparvero anche i denti, o zanne che fossero, grossi come colonne attraverso i quali la macchina sarebbe dovuta passare per uscire fuori senza essere, diciamo così, masticata.
Ma l’azzurro del cielo li guidava e il desiderio di raggiungerlo era così forte che il padre lanciò la macchina a tutta velocità. Il gran rumore provocò così tanto fastidio al drago che pensò bene di sputarli spingendoli con la sua lingua grossa come un’onda scura e gigantesca.
Si ritrovarono fuori e la luce del sole li abbagliò tanto che non riuscirono a tenere gli occhi aperti.
Quando finalmente poterono guardarsi intorno si accorsero che erano fermi, il motore spento, adagiati sopra una nuvola. Non cadevano, non salivano, non andavano né avanti né indietro, semplicemente sostavano lì sopra, come se si fossero fermati ad una piazzola, del drago non c’era traccia, si apriva davanti a loro una distesa immensa di azzurro come mai vista prima.
Non ebbero il coraggio di scendere dalla macchina, perché anche se la nuvola teneva chissà cosa sarebbe potuto succedere alla superficie umida e opaca al contatto dei loro corpi.
Si guardarono intorno proprio come se si trovassero a volare su un aereo, ma capivano che le somiglianze finivano qui.
Non sapendo veramente cosa fare, aspettando l’arrivo di un’idea, tirarono fuori i panini e fecero merenda. Per il momento potevano essere contenti di essere usciti dalla pancia del drago e rallegrarsi per l’incredibile vista. E godersi la merenda.

Qui finisce la storia, o almeno questa parte. Qualche volta è utile imparare la pazienza e accontentarsi di quello che si ha, restando sospesi sulla fine di un racconto o sopra una nuvola.”

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Il fine settimana è passato e mi ha distratto, ma ora che venerdì e la presentazione si avvicinano il mio stomaco comincia a contorcersi per la paura. Ho già avvisato stamattina i miei figli che probabilmente in questa settimana non diventeranno improvvisamente disubbidienti e intrattabili, ma che “probabilmente” sarò più suscettibile se non isterica. Ebbene lo ammetto, sono una fifona!
A testimonianza due piccoli e vecchi pensieri che mi hanno consolato in lontani momenti per paure che ora che sono mamma mi fanno sorridere. Ma non si smette mai di imparare e nuovi fronti di inquietudine, e nuove cerve, si stagliano all’orizzonte.
Mi sa che anche voi dovrete avere un po’ pazienza..

“Le prime tre righe le dedico alla paura. Come sempre. Gli antichi evocavano le muse, beati loro. Io invece ho bisogno di tranquillizzarmi e di sapere che quello che uscirà da me non si porterà con sè la linfa vitale, nè mi procurerà l’odio altrui. In fondo sono soltanto parole.”

“E’ sempre la paura che ti blocca. E’ questa cerva nera che si aggira tra gli alberi e ti guarda ghignando appena ti muovi.
Se il cuore ti basta per passarle oltre sai che non ti toccherà, è solo una cerva.
E’ spaventosa: gli occhi iniettati di sangue, le narici larghe che soffiano fumo, come se l’inferno bruciasse dentro di lei, gli zoccoli duri come l’acciaio, invincibili.
Ma è soltanto una cerva, ed è innocua.
L’unico potere che ha è di bloccarti, ma non ce l’ha lei.
E’ così faticoso passarle davanti, col cuore che batte, il respiro che si ferma e i muscoli contratti danno fitte ovunque.
E il senso di colpa e il desiderio di fuga ti assalgono.
E se passi oltre, sai che più avanti la rincontrerai.
E ogni volta è da vincere.

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Pensavo, un concetto un po’ teorico, a quanto i bambini abbiano bisogno di una logica causa-effetto e di concetti legati a cose concrete, di quanto sia importante che possano incanalare su oggetti o comportamenti specifici, a cui poter dare un nome e un’immagine, le loro emozioni. Ecco perchè le punizioni sono un modo molto più semplice per loro per superare il senso di colpa rispetto ad un vago -così non va bene-.
Pensavo lo stesso delle paure, che se non circoscritte possono investire tanti aspetti della loro vita, invece se si ha paura di qualcosa, si può nominare, condividere, elaborare e sconfiggere.
Ecco perchè le fiabe sono sempre state piene di personaggi spaventosi, mentre sembra che oggi sia più facile, dappertutto, trovare la violenza, ma non la paura.
Quando raccontai questa storia, che è sul libro, un’amichetta di mio figlio, piangendo, mi chiese se esistesse davvero, mentre i miei figli e persino quella fifona di mia nipote, forse perchè l’hanno sempre conosciuta, non si sono mai spaventati, se non quel tanto che bastava, quando si nominava la Strega Mangiabambini.
Storia della strega Mangiabambini
Mia figlia per un periodo era un po’ sottopeso e magra magra. Dovevo spingerla a mangiare senza  creare tensione intorno alla questione cibo che si sa può diventare molto delicata. Infatti molte sue amichette erano già spaventate fin da allora all’idea di diventare “ciccione” e parlavano di diete e di dover dimagrire. Nel mondo delle fiabe invece il cibo rappresenta la ricchezza e l’abbondanza e segna sempre i momenti di festa. Inoltre essere mangiati rappresenta uno dei massimi pericoli perché chi ha fame è povero e soprattutto cattivo come gli orchi, i draghi, le streghe e i lupi. Ho preso in prestito uno di questi personaggi per farmi aiutare a combattere invece la paura di diventare ciccione, la Strega Mangiabambini, che spuntava fuori ogni volta che ce n’era bisogno. Non era una minaccia…  semplicemente un ricordare che esisteva, quando mia figlia cominciava a fare storie per mangiare.
-Lo sai vero che succede se non mangi? Ti ricordi chi viene? Allora devi sapere che esiste questa strega un po’ particolare, la Strega Mangiabambini.  Ovviamente se si chiama così, cos’è che farà questa strega? Brava! Lei mangia i bambini. Ma non qualsiasi bambino, è di gusti un po’ difficili e molto particolari… Ti piacciono le patatine fritte?  Bene, e quali sono più buone le patatine che scrocchiano sotto i denti o quelle un po’ mosce,  morbide morbide, che invece ti si attaccano ai denti come una gomma da masticare? Bene, ti piacciono quelle scrocchiarelle. Ecco anche alla strega Mangiabambini piacciono i bambini scrocchiarelli, cioè quelli che sono secchi secchi. Se lei vede una bambina, con certe braccia secche secche, certe gambine secche secche, allora le viene l’acquolina in bocca perché si immagina già  come scrocchierà bene sotto i suoi denti. Se invece vede una bambina che ha intorno alle braccia un po’ di ciccina, le gambe belle pienottine, allora sa già che questa bambina non scrocchierà come piace a lei e la lascia stare. Quindi tu che dici, cosa conviene fare per tenere lontana la strega Mangiabambini, mangiare e avere un po’ di ciccina, o non mangiare e diventare bambine scrocchiarelle?-
Così, mangiare diventava una specie di avventura. Mentre raccontavo, lei metteva in bocca il suo pasto e alla fine si faceva insieme. “Marameo!” alla cara vecchia Strega Mangiabambini.”

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