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Posts Tagged ‘autonomia’

Sono molto contenta quando mi date degli spunti di riflessione, sennò diventa quasi un parlarsi, anzi uno scriversi, addosso, grazie!
Rinforzare le ringhiere, bella faccenda, come si fa?
Mi piacerebbe sentirmi l’esperta che fornisce la ricetta magica, ma sappiamo bene che non funziona così.
Però un paio di idee mi sono venute.
Primo: non è una ricetta, ma è comunque un principio fondamentale, ma perchè si fa la ringhiera? Perchè si deve dire no? E perchè si educa?
Sembra ovvio, ma mica tanto, io mi son resa conto che non lo avevo così chiaro.
Perchè il nostro compito è di guidare i nostri figli verso l’autonomia, aiutarli a diventare cittadini del mondo e della vita.
E fare ringhiera, che ne è una grossa parte, è difficile faticoso e magari anche doloroso, ci si può davvero sentire dei mostri.
Coccoliamoci allora, invece che sempre giudicarci in questo ruolo: siamo limitati, siamo deboli, siamo umani! Però ci proviamo, anche quando siamo stanchi, confusi e ci sentiamo una barriera sottile sottile che vorrebbe lasciar passare e mollare, anche quando siamo una pessima ringhiera, siamo lì, non molliamo, lo facciamo come possiamo, usando tutte le nostre risorse. Questo conta.
Secondo pensiero: quando mio figlio se ne era andato col suo amichetto e io me l’ero perso, gli ho chiesto quale punizione al posto mio si sarebbe dato. Lui l’ha scelta, un intero mese senza tv, io ho approvato e lui l’ha rispettata, serenamente.
Ho compreso che crescendo i nostri figli devono sviluppare loro regole e loro principi, le loro ringhierine. Come si fa?
Un modo è quello di parlarci, da adulto ad adulto. Io per esempio oltre a far scegliere le punizioni, gli chiedo cosa faranno loro quando saranno babbi e mamme in quella specifica occasione con i loro bambini. Così imparano a mettersi nei nostri panni, a pensare da un altro punto di vista, cosa difficile per le capacità così concrete del pensiero infantile.
E poi anche essere sinceri, rivelargli quando non ce la si fa, -oggi mamma lascia stare perchè è troppo stanca,- o perchè non c’è tempo – ma tu sai che così non va bene.- Io lo dico piuttosto che far finta di niente, che tanto, figuriamoci, se non se ne accorgono.
Ogni tanto mio figlio nella sua battaglia amorosa col padre chiede a me di leggergli prima di dormire quando il padre glielo ha appena proposto e lui ha rifiutato. Le prime volte restavo interdetta, cosa fare?
Ora gli rispondo -Babbo te lo ha appena chiesto, i bambini devono stare con le mamme, ma anche con i babbi e io ora voglio fare un’altra cosa.-
All’inizio mica mi veniva facile, però era vero.

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Le parole e i dubbi di Lucia e di Elena nei commenti di ieri mi hanno fatto venire in mente, scusate la lunghezza, alcune cose.
Primo: come si fa la ringhiera?
Ogni figlio e ogni periodo ne vuole una diversa, io credo, e si costruisce con la pazienza e la costanza, ogni volta bisogna esserci con i nostri no e nostri sì, salvo le famose eccezioni, che devono però restare tali.
Secondo: la ringhiera si costruisce provando, facendola.
Perchè è provando che ci si accorge, come Lucia con Vittoria, se il livello di autonomia che si è concesso è quello che serve, o se invece il parapetto è troppo stretto, e soffoca, o troppo largo e allora disorienta e può essere anche pericoloso. E ogni genitore continuamente lo aggiusta, con il proprio sentire valuta, anche se ogni tanto si pensa che gli altri ne sappiano più di noi e allora si svaluta il proprio istinto e ci si sente incapaci, ed è proprio lì che la balaustra diventa invece debole, pensando di copiare quelle altrui. Questo vuol dire che guardarsi intorno può essere controproducente?
Io credo dipenda da quale punto di vista lo facciamo, da dove partiamo. Possiamo allargare le nostre conoscenze, i nostri pensieri, i nostri riferimenti, ma non sostituire le nostre emozioni con quelle altrui anche se spesso ci sembrano migliori delle nostre!
Se abbiamo chiaro cosa noi abbiamo, cosa vogliamo e cosa cerchiamo tutto diventa più semplice.
E allora terzo: dove andiamo con i nostri figli? A cosa puntiamo?
Sembra ovvio, ma devo dire che quando lessi questa cosa mi resi conto che… non me ne ero mai resa conto!
Qual è in fondo il nostro compito ultimo di genitori?
Ecco il nostro obiettivo, mi arrivò come una bomba nella sua semplicità, è l’autonomia.
Quello che dobbiamo fare come genitori, ma anche educatori, maestri di vita e non, è aiutare, stimolare i nostri figli a diventare persone autonome.
Una filosofa, ma non ricordo purtroppo chi, ha detto questa cosa bellissima: la maternità è l’unica forma di relazione di potere dove l’obiettivo è la perdita della relazione stessa, come relazione di potere. Nel senso che il vero compito di una madre è di rendere il figlio o la figlia indipendente da lei.
Non me ne vogliano i padri, ma se la mamma non si sgancia, dopo la prima fase simbiotica dei primi mesi, non lascia spazio neanche al padre.
La famiglia non segue la regola “squadra vincente non si cambia”, ma il suo esatto opposto, per funzionare bisogna che cambi, continuamente e raggiunge il suo scopo quando i figli se ne vanno per la loro strada, creando situazioni invece di interdipendenza, cioè di scambio tra soggetti adulti, e quindi autonomi.
E l’autonomia non arriva a diciotto anni o con il lavoro o il matrimonio, ma inizia con il primo passo, il mangiare da soli, l’imparare a lavarsi e a vestirsi.
Ricordo una fase quando era alla scuola materna, in cui mia figlia voleva ogni mattina decidere come vestirsi, inclusi cappotti o magliette a mezze maniche a prescindere dalla stagione. Io adottai, anche per velocizzare, questo sistema: le prendevo due capi che poteva indossare e lei tra quelle alternative faceva la sua scelta. Non ha più smesso e sceglie ormai da tempo da sola i suoi abiti, anche nei negozi, ma se ritengo che quello che vuole non sia adatto perché anche se le piace, tanto se ne rende conto, poi si sentirebbe a disagio ad indossarlo perché troppo da grande, non le do il permesso di comprarlo.
Per ora continua a funzionare, chissà quando la ringhiera non servirà più e rimarrà invece il piacere di condividere e confrontarsi, magari scontrarsi.
Perchè il rispetto delle proprie diversità, se accettato, non allontana, ma arricchisce, permette di volersi bene perché quello che occorre sempre, non è detto che sia un consiglio o un aiuto, neanche pensarla alla stessa maniera, che quando si cresce ci si distacca dai valori dei genitori, ma l’affetto e l’amore, le uniche forme di “droghe”, le uniche cose che fanno star bene, dico io a mia figlia, da cui è bene essere dipendente.
Ecco ho detto tutto.

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