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Posts Tagged ‘Bambini’

I bambini si sa sono il fiore della vita e io in questi fine settimana di inizio primavera tra laboratori il sabato, a proposito il prossimo sarà sabato 2 aprile al mattino in biblioteca a Colle Val d’Elsa, e catechismo la domenica mattina ne raccolgo grandi mazzi.
Ieri mattina con il mio nutrito gruppo di prima e seconda elementare ho avuto il piccolo fiore dell’orgoglio, un bambino mi ha mostrato tutto fiero la sua collanina d’oro lustra lustra con la medaglietta dell’angioletto e il ciondolino col primo dentino attaccato. Mi ha detto che alla fine dell’incontro durante il gioco, mi avrebbe dato la collana da tenergli perchè con quella non poteva correre. Ma pioveva e fuori non si poteva andare. Allora abbiamo giocato a telefono senza fili a squadre, due file di bimbi e io dicevo ai primi due la stessa parola, prendeva il punto la fila che diceva per prima la parola giusta, poi si scorreva e il primo diventava ultimo, così tutti ascoltavano e dicevano una volta la parola. Abbiamo fatto questa versione a squadre perchè si divertono molto di più a gareggiare e se c’è la  competizione. Poi però un altro dei miei fiorellini, un bambino simpatico ed esuberante ha cominciato a piangere e disperarsi quando la sua squadra ha iniziato a perdere, è esploso già al punteggio di “2 a zero”. Allora, lo abbiamo già fatto e anche questa volta ha funzionato, io gli dico che gli voglio bene lo stesso anche se perde, poi a turno tutti i bambini e tutte le bambine e anche l’altra catechista glielo ripetono, qualcuno gli dice addirittura che gli vuole “benissimo” anche se perde, così lui si calma e si può arrivare allegri e soddisfatti in fondo al gioco.
Per la prossima settimana ho dato un compito da fare. Parlavamo di come si fa ad ascoltare la voce di Dio, -col cuore!- subito hanno risposto. Io ho aggiunto che si può fare anche con gli occhi, ogni volta che riusciamo a guardare e vedere i doni che continuamente Dio ci fa nella nostra vita. Allora ognuno di loro dovrà fare un disegno durante la settimana su uno dei tanti doni che ricevono da Dio, la loro casa, un giocattolo, la mamma, un amico, il ritorno delle rondini e la primavera.
Un altro dei miei fiorellini, una bambina vivace e brillante, che mi ha informato che la prossima domenica arriverà con gli occhiali nuovi, dopo aver guardato il cuginetto, anche lui a catechismo con noi, di un anno più grande e a cui è legatissima, ha deciso che metterà lui nel suo disegno, -E’ lui-, mi ha detto, -il mio dono di Dio.-
Così il mio cuore si riempe dei colori e del profumo dei fiori della vita. Magari farò anche io per domenica un disegno con tutti loro.

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Non ci si crede, sono ancora al mare.
Volevano restare tutti, tranne mio marito che è ripartito. Siamo rimasti in pochi, la cosa si è fatta più rilassante, non come la scorsa settimana che con otto ragazzini sotto l’ombrellone per passare il tempo ho ritirato fuori un vecchio gioco di gioventù, adatto a tutti, ve lo passo.
Abbiamo preso una piccola pigna da passare l’uno all’altro e ognuno quando gli arrivava doveva ripetere la frase che dicevo io per prima.
Ho iniziato con mia nipote dicendo -Questo è l’asino di Cecco- lei passava la pigna a mio figlio ripetendo -Questo è l’asino di Cecco- e così via.
Il secondo giro ho detto -Questa è la stalla dell’asino di Cecco- e mia nipote a mio figlio e sempre così. Aumentando ad ogni giro, chi sbagliava usciva, l’ultima che è rimasta, proprio mia nipote, ha vinto. Io non contavo. Eccovi la sequenza che abbiamo usato e che mi ricordavo, se qualcuno va oltre se la può inventare, a noi non è servito.

Questo è l’asino di Cecco,
questa è la stalla dell’asino di Cecco,
questa è la porta della stalla dell’asino di Cecco,
questa è la toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questa è la chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questo è il padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questa è la moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questa è la parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questi sono i capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questi sono i pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questi sono i figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
queste sono le scarpe dei figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
queste sono le stringhe delle scarpe dei figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
queste sono le frange delle stringhe delle scarpe dei figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questi sono i fili delle frange delle stringhe delle scarpe dei figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco,
questi sono le pulci dei fili delle frange delle stringhe delle scarpe dei figli dei pidocchi dei capelli della parrucca della moglie del padrone della chiave della toppa della porta della stalla dell’asino di Cecco.

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Pensavo, un concetto un po’ teorico, a quanto i bambini abbiano bisogno di una logica causa-effetto e di concetti legati a cose concrete, di quanto sia importante che possano incanalare su oggetti o comportamenti specifici, a cui poter dare un nome e un’immagine, le loro emozioni. Ecco perchè le punizioni sono un modo molto più semplice per loro per superare il senso di colpa rispetto ad un vago -così non va bene-.
Pensavo lo stesso delle paure, che se non circoscritte possono investire tanti aspetti della loro vita, invece se si ha paura di qualcosa, si può nominare, condividere, elaborare e sconfiggere.
Ecco perchè le fiabe sono sempre state piene di personaggi spaventosi, mentre sembra che oggi sia più facile, dappertutto, trovare la violenza, ma non la paura.
Quando raccontai questa storia, che è sul libro, un’amichetta di mio figlio, piangendo, mi chiese se esistesse davvero, mentre i miei figli e persino quella fifona di mia nipote, forse perchè l’hanno sempre conosciuta, non si sono mai spaventati, se non quel tanto che bastava, quando si nominava la Strega Mangiabambini.
Storia della strega Mangiabambini
Mia figlia per un periodo era un po’ sottopeso e magra magra. Dovevo spingerla a mangiare senza  creare tensione intorno alla questione cibo che si sa può diventare molto delicata. Infatti molte sue amichette erano già spaventate fin da allora all’idea di diventare “ciccione” e parlavano di diete e di dover dimagrire. Nel mondo delle fiabe invece il cibo rappresenta la ricchezza e l’abbondanza e segna sempre i momenti di festa. Inoltre essere mangiati rappresenta uno dei massimi pericoli perché chi ha fame è povero e soprattutto cattivo come gli orchi, i draghi, le streghe e i lupi. Ho preso in prestito uno di questi personaggi per farmi aiutare a combattere invece la paura di diventare ciccione, la Strega Mangiabambini, che spuntava fuori ogni volta che ce n’era bisogno. Non era una minaccia…  semplicemente un ricordare che esisteva, quando mia figlia cominciava a fare storie per mangiare.
-Lo sai vero che succede se non mangi? Ti ricordi chi viene? Allora devi sapere che esiste questa strega un po’ particolare, la Strega Mangiabambini.  Ovviamente se si chiama così, cos’è che farà questa strega? Brava! Lei mangia i bambini. Ma non qualsiasi bambino, è di gusti un po’ difficili e molto particolari… Ti piacciono le patatine fritte?  Bene, e quali sono più buone le patatine che scrocchiano sotto i denti o quelle un po’ mosce,  morbide morbide, che invece ti si attaccano ai denti come una gomma da masticare? Bene, ti piacciono quelle scrocchiarelle. Ecco anche alla strega Mangiabambini piacciono i bambini scrocchiarelli, cioè quelli che sono secchi secchi. Se lei vede una bambina, con certe braccia secche secche, certe gambine secche secche, allora le viene l’acquolina in bocca perché si immagina già  come scrocchierà bene sotto i suoi denti. Se invece vede una bambina che ha intorno alle braccia un po’ di ciccina, le gambe belle pienottine, allora sa già che questa bambina non scrocchierà come piace a lei e la lascia stare. Quindi tu che dici, cosa conviene fare per tenere lontana la strega Mangiabambini, mangiare e avere un po’ di ciccina, o non mangiare e diventare bambine scrocchiarelle?-
Così, mangiare diventava una specie di avventura. Mentre raccontavo, lei metteva in bocca il suo pasto e alla fine si faceva insieme. “Marameo!” alla cara vecchia Strega Mangiabambini.”

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E’ lunedì mattina, ma c’è il sole e sta arrivando la primavera.
La natura ci rallegra e ci ricorda che dobbiamo essere grati dei doni che riceviamo e anche questo è un lavoro e un dovere.
Un piccolo aiutino per farlo meglio, ascoltate la canzone e soprattutto leggete le parole come se fossero i vostri bambini a pronunciarle.. provate, Don’t worry be happy!

Non Preoccuparti, Sii Contento

Questa é una piccola canzone che ho scritto
forse vuoi cantarla nota dopo nota
non preoccuparti, sii contento
in ogni vita abbiamo dei problemi
ma se ti preoccupi, questi si raddoppiano
non preoccuparti, sii contento
non preoccuparti sii contento
non hai posto dove distenderti
qualcuno ti ha portato via il letto
non preoccuparti, sii contento
il padrone di casa dice che sei in ritardo con l’affitto
hei, forse hai da litigare
non preoccuparti, sii contento
guarda me, io sono contento
non ho soldi, non ho stile
non ho doni per farti sorridere
ma non preoccuparti, sii contento
perché quando sei preoccupato, il tuo viso diventa cupo
e questo rende tutti infelici
allora non preoccuparti, sii contento, sii contento ora
Ora c’é questa canzone
spero la impari nota dopo nota, come un bravo bambino
non preoccuparti, sii contento
ascolta quello che dico
nella tua vita, aspettati dei problemi
quando sei preoccupato questi si raddoppiano
non preoccuparti, sii contento, sii contento ora
non preoccuparti, sii contento
metti un sorriso sul tuo viso
non rendere tutti tristi così
presto passerà, qualunque cosa sia
io non sono preoccupato
io sono felice.

Here’s a little song I wrote
You might want to sing it note for note
Don’t worry, be happy.
In every life we have some trouble
But when you worry you make it double
Don’t worry, be happy.
Don’t worry, be happy now.
Don’t worry, be happy. Don’t worry, be happy.

Ain’t got no place to lay your head
Somebody came and took your bed
Don’t worry, be happy.
The landlord say your rent is late
He may have to litigate
Don’t worry, be happy.

Look at me — I’m happy. Don’t worry, be happy.
Here I give you my phone number. When you worry, call me,
I make you happy. Don’t worry, be happy.

Ain’t got no cash, ain’t got no style
Ain’t got no gal to make you smile
Don’t worry, be happy.
‘Cause when you worry your face will frown
And that will bring everybody down
Don’t worry, be happy.

Don’t worry, don’t worry, don’t do it.
Be happy. Put a smile on your face.
Don’t bring everybody down.
Don’t worry. It will soon pass, whatever it is.
Don’t worry, be happy.
I’m not worried, I’m happy… (Bob McFerrin)

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-Mamma oggi è già 2010?- mi chiede in questi giorni mio figlio che forse per la prima volta comprende la cosa.
-Vedrai che te ne accorgi, festeggeremo- gli ho risposto.
Ecco allora i miei auguri per grandi e per piccini, per festeggiare accanto a coloro che amiamo l’anno nuovo che arriva e la vita stessa.

“Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.” (Hermann Hesse)

Gennaio mette ai monti la parrucca
Febbraio grandi e piccoli imbacucca
Marzo libera il sol di prigionia
Aprile di bei fiori orna la via
Maggio vive tra musiche di uccelli
Giugno riscalda al sole i poverelli
Luglio falcia le messi al solleone
Agosto previdente le ripone
Settembre i dolci grappoli arrubina
Ottobre di vendemmie empie le tina
Novembre ammucchia aride foglie in terra
Dicembre ammazza l’anno e lo sotterra!

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L’altra mattina a colazione c’era a tavola la zuccheriera vuota. Mio figlio non solo si è ricordato del serpentello, ma si è raccomandato che la riempissi subito perchè sennò il povero animalino non avrebbe saputo dove nascondersi.
Mi sono stupita, ma anche tranquillizzata del suo bisogno di fantasia.
In questi giorni infatti ha mostrato i suoi primi dubbi sull’esistenza di Babbo Natale.
Se gli piace credere al serpentello, mi son detta, figuriamoci a Babbo Natale.
Io, come feci con sua sorella e sua cugina, ho dato la mia solita risposta
-Finchè ci si crede viene Babbo Natale, quando non ci si crede più ci pensano i genitori-.
Non è una gran logica, ma funziona perchè così lui è libero di scegliere se crederci.
-Mamma, da me viene, perchè io ci credo!- mi ha risposto tutto contento.
Anche perchè ha chiesto in tre fogli 45 regali! Anche se sa che Babbo Natale ne sceglierà solo alcuni.
Per arricchire la sua fantasia e per ricordargli da dov’è che tutto parte, ho tirato fuori per lui anche questa mia vecchia storia natalizia.

Lo zio

Versando l’acqua nel bicchiere zio Antonio, lo vidi bene, fece una piccola smorfia e la mano gli tremò per un attimo: aveva l’aria stanca, nascosta dietro un sorriso.
Mi proposi di parlare con lui appena avessi trovato un momento tranquillo in mezzo alla lieta confusione della festa.
Continuai a mangiare tranquilla i miei tortellini e fino al panettone non ci pensai più.
Ma quando tutti cominciarono ad alzarsi e mentre i bimbi piccoli giocavano con i doni appena scartati e i più grandi, compreso i miei, reclamavano il tavolo libero per giocare a tombola, decisi di non perdere d’occhio i movimenti di mio zio.
Appena finito di sparecchiare e apparecchiata invece la tombola con tutti quanti pronti con cartelle e fagioli lui, con aria indifferente, si alzò e avviò verso le camere.
Anch’io con aria indifferente lo seguii e lo raggiunsi solo nel corridoio fuori dal salone.
Lo presi a braccetto –Vai a riposare?- gli chiesi sorridendo.
-Si, sono un po’ stanco- mi rispose.
-Non hai dormito bene stanotte?-
Si irrigidì e questo mi sorprese. Poi, imbarazzato, -ecco, si, non ho riposato bene, è vero- e affrettò il passo.
-Ho chiesto qualcosa che non dovevo?- chiesi con aria veramente dispiaciuta, non volevo metterlo in difficoltà.
Lui era il mio zio preferito. Quello che da bambina mi aveva coccolata, che mi faceva fare il Presepe, mi insegnava le storie dei personaggi, mi cantava le canzoni, scartava con me i regali.
Ero la sua nipote preferita, anche ora che ero cresciuta, come lui era il mio zio speciale. Non volevo vederlo imbarazzato con me, mi faceva male.
Lui se ne rese conto e subito mi sorrise.
-Scusami, sono io che ho fatto qualcosa che non dovevo, non mi sto fidando di te, ma non lo meriti.-
Non capivo, ma non lo dissi, non dissi nulla.
-Ti ricordi quando facevamo il presepio, le storie dei personaggi che ti raccontavo?-
Non avrebbe potuto farmi domanda più gradita.
-Le racconto ai mie figli, ma non sono brava come lo eri tu con me- gli risposi.
-Nessuno le ascoltava e le amava come te. Nessuno dei tuoi fratelli e dei tuoi cugini. Tu amavi il Natale.-
-E’ vero, per me è importante e l’ho imparato da te.-
-Allora meriti che io mi fidi di te, ora come quando eri bambina.-
-Non capisco- risposi.
-Ti sei accorta che sono stanco ed è una stanchezza tutta speciale, soltanto tu l’hai notata, neanche tua zia.
-Mi stavo spaventando, ma la sua espressione era lieta.
-Promettimi che non dirai a nessuno quello che ti racconterò, almeno fino al prossimo Natale e che non riderai e trarrai conclusioni finchè non avrò finito.-
Annuii con la testa.
-Non tutti lo sai amano il Natale come te e me. Non so se c’è una percentuale fissa in ogni famiglia, ma certo nella nostra siamo noi due quelli per cui questa è La festa e in questi giorni tutto è diverso. Vieni con me.-
E mi portò davanti al presepe nell’ingresso, quello piccolo dei bambini e chiuse la porta.
-Ascolta attentamente e mantieni ciò che hai promesso.-
Io sorrisi.
-Sto  parlando alla bambina che passava le ore con me qui a giocare con i personaggi, lei potrà capire.
L’altro giorno, mentre facevo questo presepio, e stranamente ero da solo, è sucesso un fatto straordinario.
Mentre tiravo fuori i personaggi dalla scatola, ecco che sento che un pastore, quello col cane che lo tira, diventa improvvisamente caldo e un pensiero si forma dentro di me: non spaventarti.
Lo appoggio subito invece, spaventato. Ma il pensiero dentro di me continua.
Sono proprio io che ti parlo, il pastore col cane di cui hai sentito il  calore. Ho bisogno del tuo aiuto. Ascolta col cuore prima di tutto. Sapessi tra quante mani sono passato senza che nessuno si fermasse un attimo a tenermi, guardarmi per scoprire chi sono e per accorgersi del mio calore.
Sono un pastore e questo è il mio cane. Le pecore sono nel mio ovile, ma vedi quella sera, la famosa sera, mentre mi avviavo ad adorare il Bambino Santo che ci era stato annunciato, mio figlio venne correndo a dirmi che le pecore si erano spaventate per via di quella strana stella che era sopra di noi e stavano scappando.
Era un fatto straordinario anche questo, le pecore non scappano mai di notte. Tra tanti eventi eccezionali dovetti occuparmi di quello da cui dipendeva la mia sopravvivenza immediata e così rinunciai ad andare dal Bambino.
Non portai alcun dono né amore e non merito di essere qui. Non è un privilegio che mi spetta. Ma se tu mi aiuterai potrò anche per quest’anno fare la mia parte.
Ero stordito, ma anche affascinato. Come posso fare qualcosa io? chiesi.
Non ti preoccupare, basta che tu faccia quello che io ti dirò. Dovrai venire qui da solo a mezzanotte la sera in cui il Bambino Santo viene messo nella grotta.
Così feci e da solo, mentre tutti andavano a Messa, mi recai qui dove siamo ora. Ed ecco la voce, il pensiero: attraverso di te potrò fare anche io doni al Bambino Santo, come avrei voluto allora. Non farti domande e vai sul terrazzo.
Uscii e accostai la porta dietro di me
Sospesa nell’aria c’era una slitta, la slitta, capisci? E un mantello e un cappello rossi lì appoggiati. Li indossai, poi saggiai la stabilità della slitta, sembrava appoggiata sul terreno, così salii. Mi ritrovai in mezzo alle stelle, le renne erano maestose e l’aria fredda mi pungeva la faccia, ma mi spuntò la barba che mi proteggeva. Ero io, tuo zio, eppure ho passato la notte su una slitta, le renne sapevano dove andare e al loro arrivo la finestra a cui si accostavano si apriva e io potevo lasciare dentro il pacco, quello che usciva dall’enorme sacco dietro di me.
Alla fine mi hanno riportato al punto di partenza, io sono sceso barcollando, mi sono tolto il costume e persino la barba era diminuita quasi che il vento, tornando, se la fosse portata via.
Allora sono tornato davanti al presepio. Forse qualcuno lo aveva spostato, il pastore col cane era proprio di fronte alla grotta, al Bambino. Non ha detto niente, o almeno io non ho sentito, ma ho avuto la sensazione che i suoi occhi brillassero.
Allora sono andato a dormire. O c’ero già fin dall’inizio? Non so cosa pensare, comunque oggi sono stanco proprio come se non avessi dormito e solo tu l’hai notato. Proprio tu, non significa qualcosa anche questo?-
-Non lo so zio, comunque è una storia bellissima e ti ringrazio di averla condivisa con me- gli dissi.
-Quindi non mi credi?-
-Non saprei, non so se è vero, se è un sogno, credo però che tu sia sincero, questo si.-
In quel momento sentimmo una voce.
-Grazie- disse semplicemente.
-Zio!- esclamai spaventata.
-Adesso sappiamo- mi rispose e guardò il pastore.
Anch’io lo guardai e nella penombra dell’ingresso sembrava brillare di luce propria.

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Come tutti i bambini anche i miei figli hanno attraversato il periodo in cui non volevano mangiare e lo stare a tavola doveva essere trasformato in qualcosa di piacevole.
Mio suocero, che spesso si trovava a gestire la merenda preparava il panino, o la banana, facendone fettine o bocconcini che poi infilzava uno per uno con gli stuzzicadenti tanto che il piatto sembrava un mini-vassoio, un piccolo buffet a cui i suoi nipotini venivano invitati.
Mio marito usava invece il gioco dell’ultimo boccone. Il primo che offriva diceva che era l’ultimo e allora veniva accettato, poi il secondo era l’ultimissimo, il terzo l’ultimissimissimo, e con questo gioco un po’ sfida si andava un pezzo avanti col piatto.
Io al solito ci infilavo qualche storia. Le famose pecorine, cioè i bocconcini, diventavano i porcellini mentre la mia mano diventava il lupo che arrivava per mangiarseli e la bocca la porta e il pancino la casetta di mattoni, il rifugio sicuro.
Poi subentrò con mio figlio la storia di Frodo, lo hobbit protagonista de Il signore degli anelli che doveva trovare il sistema di far aprire l’ingresso delle miniere di Moria. Mentre la mia mano, una grossa piovra che voleva mangiarselo usciva dallo stagno e si avvicinava minacciosamente al piatto, lui riusciva a trovare la parola in elfico che magicamente faceva aprire il portone di pietra e così il nostro eroe in punta di forchetta, passando dalla bocca spalancata del mio bambino, si rifugiava sicuro nel suo pancino.
Con gli spicchi di mandarino invece usavo la canzoncina del piccolo naviglio.
Si mettevano tutti gli spicchi in fila uno dietro l’altro e “dopo 1,2,3,4,5,6,7, settimane” il piccolo naviglio se ne andava tranquillo a navigare in quel mare che tutti voi potete ben immaginare.

Il piccolo naviglio
C’era una volta un piccolo naviglio (3 volte)
Che non voleva non voleva navigar

E dopo 1,2,3,4,5,6,7, settimane (3 volte)
Il piccolo naviglio non voleva navigar.

Se questa storia vi è venuta annoia(3 volte)
Allora andremo, allora andremo a incominciar!

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