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Posts Tagged ‘canzone’

Può una canzone cambiare il mondo? Una domanda trita e ritrita, da adolescenti degli anni settanta, da contestazione giovanile. Eppure una canzone ha cambiato tante volte la mia vita, le giornate, i momenti più importanti. Passano i giorni, succedono le cose, momenti belli ed esaltanti, romantici ed intimi e le canzoni che ascoltavo mi fanno ora compagnia perchè ne sono diventate parti vive. Ci sono canzoni che metto ossessivamente in certi periodi, mi sostengono e magari mi aiutano come quando nel dolore avrei voluto ancora sentire quel calore che non troverò più perchè la vita va avanti e i momenti passano e le persone ci lasciano. I babbi se ne vanno in cielo, un ciclo si compie. E io vorrei e avrei bisogno ancora di sentirmi figlia, di sentirmi come quando, dodicenne, ascoltavo Baglioni e mi sembrava che il mondo fosse tutto lì in quello che conoscevo e credevo che quell’uomo che nella sua imponenza si stagliava davanti al mio orizzonte non se ne sarebbe mai andato e in fondo nulla sarebbe cambiato. Nei giorni di ospedali e in quelli dell’addio, nelle settimane successive fino ad ora che non riesco ancora ad accettare che non ci sia più, ascoltare  E tu.. mi ha ricordato e mi ricorda ciò che sono stata, e anche se tutto quello mi manca, mi consola, mi fa compagnia. Per questo una canzone mi cambia la vita perchè  viene a consolare il mio cuore che si sente così un po’ meno solo perchè insieme alla musica è a lui che do ascolto.

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Se bastasse avere il desiderio per trovare il tempo e le energie per fare tutto quello che vorremmo sarei riuscita in questi giorni a scrivere qui e a raccontare le tante cose belle e intense, alcune meno piacevoli, altre faticose, ma tutte molto coinvolgenti che mi stanno succedendo o che sto facendo succedere. Immagino che per molti la vita scorra più o meno sempre su questi binari e con questi ritmi, con tanti ruoli da tenere insieme tutti intrecciati: mamma, moglie, figlia, sorella, scrittrice, psicologa colorata!
Ma  io a dir la verità a questa velocità non ci sono abituata e mi sento un po’ frastornata.
Per darmi forza e per credere che tutto quanto è vero anche una canzone può aiutare, di quelle che ti guardano dentro e sanno che anche tu sei tra coloro che “hanno creduto cercato e voluto che fosse così”

Se bastasse una bella canzone
a far piovere amore
si potrebbe cantarla un milione
un milione di volte
bastasse già
bastasse già
non ci vorrebbe poi tanto a imparare ad amare di più
se bastasse una vera canzone
per convincere gli altri
si potrebbe cantarla più forte
visto che sono in tanti
fosse così fosse così
non si dovrebbe lottare per farsi sentire di più
se bastasse una buona canzone
a far dare una mano
si potrebbe trovarla nel cuore
senza andare lontano
bastasse già bastasse già
non ci sarebbe bisogno di chiedere la carità
dedicato a tutti quelli che
sono allo sbando
dedicato a tutti quelli che
non hanno avuto ancora niente
e sono ai margini da sempre
dedicato a tutti quelli che
stanno aspettando
dedicato a tutti quelli che
rimangono dei sognatori
per questo sempre più da soli
se bastasse una grande canzone
per parlare di pace
si potrebbe chiamarla per nome
aggiungendo una voce
e un’altra poi e un’altra poi
finche diventa di un solo colore più vivo che mai
dedicato a tutti quelli che
sono allo sbando
dedicato a tutti quelli che
hanno provato ad inventare
una canzone per cambiare
dedicato a tutti quelli che
stanno aspettando
dedicato a tutti quelli che
venuti su con troppo vento
quel tempo gli è rimasto dentro
in ogni senso
hanno creduto cercato e voluto che fosse così

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In questi giorni inquietanti, dove il fondo da toccare della nostra politica e del nostro governo non sembra mai arrivare, fare finta di niente e ignorare l’argomento mi diventa impossibile.
Perchè ho un cuore e un cervello che si ribellano, ma anche perchè ho dei figli.  E il mio presente significa anche il mondo dove loro, ancora ignari, stanno crescendo. Anche grazie al mio contributo o alla mia rassegnazione o peggio ancora alla mia indifferenza.
Cosa fare, privata cittadina, una mamma?
Posso almeno continuare ad indignarmi, e sperare  e credere e chiedere ancora una volta, come canta chi lo sa esprimere meglio di me “cara democrazia ritorna a casa che non è tardi.”

Con santa pazienza
Ho dovuto aspettare
Con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Cara, cara democrazia
Sono stato al tuo gioco
Anche quando il gioco
Si era fatto pesante
Cosi mi sento tradito
O sono stato ingannato
Mi sento come partito
E non ancora approdato
Sento un vuoto
Sento un vuoto al mio fianco
E nessuna certezza
Messa nero su bianco
Con benedetta arroganza
Sono stato avvilito
Con quanta leggerezza
Sono stato alleggerito
Cara
Cara democrazia
Cara gemma imperfetta
Equazione sbagliata
Non scritta e mai corretta
Devotissimi della chiesa
Fedelissimi del pallone
Nullapensanti
Della televisione
Siamo i ragazzi del coro
Le casalinghe sempre d’accordo
E la classe operaia
Nemmeno me la ricordo
Democrazie pubblicitarie
Democrazie allo stadio
Democrazie quotate in borsa

Fantademocrazie
Libertà autoritarie
Libertà ugualitarie
Democrazie del lavoro
Democrazie del ricordo e della dignità
Ahi che pessime orchestre
Che brutta musica che sento
Qui si secca il fiore e il frutto
Del nostro tempo
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa che non é tardi
Non sai con quanta pazienza
Ho dovuto aspettare
Non sai con quanta buona fede
Sono stato ad ascoltare
Sono giorni duri
Sono giorni bugiardi
Cara democrazia
Ritorna a casa
Che non è tardi.
(Cara democrazia, L’arcangelo, Ivano Fossati)

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Ieri sono andata a Messa con i miei figli e un bravo sacerdote, lo ha ascoltato anche mia figlia, ci ha ricordato quanto è importante sapere apprezzare quello che si ha, è un modo di vivere e va coltivato. -Ecco io faccio nuove tutte le cose, non ve ne accorgete?- diceva la prima lettura.
Bisogna che sempre più impari ad accorgermene,  perchè mi viene più facile lamentarmi, brontolare, innervosirmi, specie con i miei figli, a volte mi sembra di usare la voce e l’attenzione soltanto per riprenderli.
Così è’ stato bello, una volta tanto, uscire dalla chiesa insieme commentando questa cosa, il sacerdote ci ha dato l’impegno di ricordare almeno una volta al giorno una cosa bella che abbiamo.
Io mi avvantaggio con uno scritto che trovai una volta e non so di chi sia, e una canzone, una di quelle che ci ricordano che se amiamo qualcuno,  “how wonderful life is while you’re in the world.”

“La felicità è contagiosa e necessaria. La felicità va coltivata.

Perchè è tanto difficile descrivere la felicità? Ci sono parole in abbondanza per l’angoscia, la disperazione, la sofferenza, e sono piene di vitalità. Ma la felicità ha pochi verbi fiacchi, aggettivi modesti, avverbi cadenti. Una descrizione della felicità induce il lettore a saltare i capoversi e spinge uno scrittore a sprofondare nella melassa.

Eppure, come possiamo ricordarla se non ne scriviamo? Riponiamo l’estate nella frutta in conserva, imprigioniamo l’autunno nel vino ricavato dall’uva che matura tardi, facciamo profumi con i fiori di primavera. In questo modo possiamo ricordare, sia pure in modo alterato, qualche essenza del momento.

Ma la felicità umana… tutte le parole per descriverla sono blande, come se fosse blanda anch’essa e come se fosse semplicemente un’assenza del dolore, mentre in realtà la felicità è solida, muscolosa e forte, ha tutti i colori dell’iride e un suono dolce come l’acqua che zampilla nel palazzo del faraone nel deserto, e il profumo della carne e della sua vita.”

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E’ lunedì mattina, ma c’è il sole e sta arrivando la primavera.
La natura ci rallegra e ci ricorda che dobbiamo essere grati dei doni che riceviamo e anche questo è un lavoro e un dovere.
Un piccolo aiutino per farlo meglio, ascoltate la canzone e soprattutto leggete le parole come se fossero i vostri bambini a pronunciarle.. provate, Don’t worry be happy!

Non Preoccuparti, Sii Contento

Questa é una piccola canzone che ho scritto
forse vuoi cantarla nota dopo nota
non preoccuparti, sii contento
in ogni vita abbiamo dei problemi
ma se ti preoccupi, questi si raddoppiano
non preoccuparti, sii contento
non preoccuparti sii contento
non hai posto dove distenderti
qualcuno ti ha portato via il letto
non preoccuparti, sii contento
il padrone di casa dice che sei in ritardo con l’affitto
hei, forse hai da litigare
non preoccuparti, sii contento
guarda me, io sono contento
non ho soldi, non ho stile
non ho doni per farti sorridere
ma non preoccuparti, sii contento
perché quando sei preoccupato, il tuo viso diventa cupo
e questo rende tutti infelici
allora non preoccuparti, sii contento, sii contento ora
Ora c’é questa canzone
spero la impari nota dopo nota, come un bravo bambino
non preoccuparti, sii contento
ascolta quello che dico
nella tua vita, aspettati dei problemi
quando sei preoccupato questi si raddoppiano
non preoccuparti, sii contento, sii contento ora
non preoccuparti, sii contento
metti un sorriso sul tuo viso
non rendere tutti tristi così
presto passerà, qualunque cosa sia
io non sono preoccupato
io sono felice.

Here’s a little song I wrote
You might want to sing it note for note
Don’t worry, be happy.
In every life we have some trouble
But when you worry you make it double
Don’t worry, be happy.
Don’t worry, be happy now.
Don’t worry, be happy. Don’t worry, be happy.

Ain’t got no place to lay your head
Somebody came and took your bed
Don’t worry, be happy.
The landlord say your rent is late
He may have to litigate
Don’t worry, be happy.

Look at me — I’m happy. Don’t worry, be happy.
Here I give you my phone number. When you worry, call me,
I make you happy. Don’t worry, be happy.

Ain’t got no cash, ain’t got no style
Ain’t got no gal to make you smile
Don’t worry, be happy.
‘Cause when you worry your face will frown
And that will bring everybody down
Don’t worry, be happy.

Don’t worry, don’t worry, don’t do it.
Be happy. Put a smile on your face.
Don’t bring everybody down.
Don’t worry. It will soon pass, whatever it is.
Don’t worry, be happy.
I’m not worried, I’m happy… (Bob McFerrin)

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Vivere è come disegnare su un album da disegno: è bello avere tante pagine bianche da riempire dei nostri colori e con le nostre forme. Ma talvolta sembra di avere solo fogli neri, dove si fatica con un gesso bianco a lasciare qualche tratto.
Perchè il foglio ci appare come siamo noi, ma soprattutto perchè per avere colori da mettere nei fogli, pennelli, matite e pastelli, occorre riempire sempre i nostri astucci con emozioni buone, con momenti di gioia, ma soprattutto di sentire, mentre spesso pensiamo e facciamo, e ci scordiamo che se il cuore non è pieno tutto poi ci appare grigio.
Pensavo di aver avuto un pensiero originale, poi mi è venuta in mente la canzone Acquarello..

Però se si tratta di colori anche io ho qualche freccia al mio arco. Leggete…

Il gatto buffo

Il gatto buffo si accorcia le code, o se le attorciglia. Sì, perché ne ha nove di code, come tutti i gatti, si sa. Noi ne vediamo una, le altre le attorciglia, le nasconde, ma a lui servono tutte e nove.

La prima, quella gialla, è quella dei cinesi. Ogni volta che la scuote un cinese, codino e risciò, inizia a correre e a urlare. Pensa, in cinese, di essere matto. Correndo, e gli altri lo guardano  e pensano, in cinese, che lui è matto, gli prende un’allegria e comincia a divertirsi. Vede le facce stupite e scandalizzate e sorprese e qualcuna divertita. Allora comincia a ridere e anche chi lo vede alla fine ride. E anche il gatto buffo alla fine, di nascosto, sotto i suoi baffi, ride.

La seconda coda è quella azzurra e quando la taglia, a ogni pezzetto gli spuntano le ali e sale in alto in alto, diviene un gabbiano e inizia a volare verso il mare. Vede le case da lassù e i prati e le colline verdi. Anche il gatto buffo vede attraverso gli occhi del gabbiano e guarda, guarda tutto. Quando arriva al largo si butta giù in picchiata e nell’istante in cui tocca l’acqua si trasforma di nuovo e diviene un pesce volante. Va sotto la superficie e di nuovo attraverso i suoi occhi il gatto buffo conosce tutto quello che lui incontra là sotto, in fondo al mare.

La terza coda, la rossa, il gatto buffo non la muove quasi mai. Quando succede sventolano le bandiere e le sciarpe colorate dei tifosi, si elevano le insegne dei reggimenti, i gladiatori iniziano a combattere e le belve entrano nell’arena, suona la tromba della cavalleria, le rivali in amore si strappano i capelli, e macchine incrociano a 180 all’ora, e il gatto buffo guarda tutto questo e il suo pelo diventa tutto intirizzito. Poi il pelo torna liscio, la coda si ferma e tutto piano piano si acquieta. Il gatto buffo a questo punto dorme tranquillo.

La quarta coda è trasparente e così il gatto buffo non riesce mai ad afferrarla nel punto giusto. Più non la vede e più la guarda, più è convinto di averla individuata e allunga le zampe e il muso per prenderla, più si ritrova senza niente. Questa è la coda che più odia e più ama, non riesce a controllarla né a possederla. Per fortuna nessuno può prendergliela perché nessuno la vede, ma ogni tanto gliela pestano e lui sente insieme al dolore quanto quella coda sia sua. Spera sempre che il livido, la cicatrice scura gli permetta finalmente di vederla. Ma continua a restare trasparente.

La coda nera è la quinta, ma qualche volta cambia di posizione e diventa prima, quarta, sesta. Quando si attorciglia ogni volta, le finestre si aprono e una donna guarda fuori per vedere se il tempo è buono per stendere il bucato, una ragazza la richiude guardando le stelle. Poi un bambino viene ad appiccicare il naso al vetro, ad alitarci sopra per disegnare astronavi pronte per partire. Apre la finestra e fa partire l’astronave, chiude, va a letto e sogna il viaggio intorno ai pianeti, a passeggio per le galassie. E attraverso il bambino il gatto buffo esplora le galassie.

La sesta coda, la coda grigia e lunga, batte ogni tanto piccoli colpetti per terra e subito tutti i cappelli cadono come fosse passata una folata di vento. Le persone alzano gli occhi a cercare il cappello e il  gatto buffo guarda tutti quegli occhi, e legge dentro di loro. State attenti a non guardarlo negli occhi perché vi conosce fino in fondo e vi prende tutto. Non si stanca mai, il gatto buffo.

La settima coda si attorciglia con l’ottava e stanno lì, strette strette, insieme. Quando il gatto buffo le pensa un uomo e una donna si guardano negli occhi e fanno all’amore. Quanto più il gatto buffo pensa le sue code tanto più loro si attorcigliano. Poi, se ne taglia un pezzettino, allora da qualche parte nasce un bambino. E il gatto buffo è felice.

La nona coda è quella che vediamo anche noi. Con questa il gatto buffo tiene il ritmo per le altre otto, segna il tempo come la bacchetta del maestro. Se la liscia e se la lecca e non si preoccupa di tagliarla o attorcigliarla. Se la tiene contento e rilassato e la muove libera nell’aria, mentre gira annusando qua e là.

Ogni tanto il gatto buffo fa una corsa per sgranchirsi le zampe. Poi si riposa. E sogna di avere nove code.

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Lo so che Natale è passato, ma quando ho visto questo video e il protagonista cantare -My Jesus-, -Il mio Gesù- ho sentito che questa sensazione è troppo preziosa per viverla un solo giorno.
Every day, ogni giorno, è buono per guardare con gli occhi del cuore, lottare con tutte le nostre energie per un mondo migliore, e pregare là dove non si arriva.
E vivere ringraziando e insegnarlo ai nostri figli, every day.

Oh happy day,
when Jesus washed,
He washed the sins away.
He taught me how
to watch, fight and pray,
And live rejoicing, every day, every day
Che giorno felice quando Gesù lavò,
lavò via i miei peccati.
Lui mi insegnò come guardare, lottare e pregare.
E mi insegnò a vivere ringraziando, ogni giorno.
Oh sì, tutti i giorni!
Lottare e pregare e vivere, sì tutti i giorni.

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