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Posts Tagged ‘inventare una storia’

Non è soltanto che è andato bene, che c’erano tanti chiassosissimi bambini che con entusiasmo proponevano le soluzioni per far andare avanti le storie, non è soltanto che i genitori pian piano si sono lasciati andare e hanno anche loro proposto le loro personali strategie per sconfiggere i mostri e la strega, o che hanno affermato, quelli rimasti alla fine, che è bello lavorare così più ancora che partecipare ad una lezione o conferenza e che sarebbero contenti di proseguire su questa strada, è che ho trovato il sistema di scrivere un nuovo libro di storie, anzi lo abbiamo trovato tutti insieme.

Nel fatato regno di Gastor

Il fatato regno di Gastor si trovava sotto il fondo di un lago e non era possibile accedervi che da un passaggio segreto posto sotto un albero magico abitato da due piccoli ghiri, anch’essi fatati, le piccole guardie del regno che scendevano dai rami frondosi soltanto una volta alla settimana.
Attraverso il lago invece non era possibile arrivare al regno perchè un orribile mostro a due teste nuotava nella profonde acque mangiando e uccidendo chiunque anche solo si avvicinasse alle basse acque della riva, cosicché gli abitanti potevano uscire soltanto attraverso il passaggio magico che consisteva in una specie di poltrona-ascensore costruita dietro al trono del principe Requasa, l’erede al trono di Gastor.
Come se il terribile mostro biteste non fosse già un pericolo per i poveri abitanti, la perfida strega Bacheca, si aggirava tra i boschi che circondavano il lago insieme alla sua serva Ragnolina che lei trattava con vera antipatia e sgarberia.
La strega infatti oltre ad essere crudele con chiunque le capitasse a tiro era veramente antipatica con la povera ragazza che aveva avuto la disgrazia di doverla servire e in pochi ne sapevano il motivo. Quando da streghetta Bacheca aveva frequentato la scuola di magia e stregoneria era stata per anni lo zimbello della classe e delle sue compagne perché la natura, vera disgrazia nel suo mondo, l’aveva dotata di una bellezza e una nobiltà di modi e portamento veramente poco adatta ad una strega che deve invece incutere terrore e disgusto. Così lei si era sentita diversa e sbagliata e facendo finta di non soffrire per le continue prese in giro aveva invece sviluppato un modo di fare diffidente e antipatico e nessuno la considerava sua amica. E si era così imbruttita e resa inguardabile che tutti avevano dimenticato la sua beltà notando invece in lei solo la sua antipatia.
Una mattina strega Bacheca stava passando proprio davanti all’albero fatato quando improvvisamente le spuntò davanti il principe Requasa che stava allora allora uscendo dal passaggio magico.
Il povero principe si impressionò così tanto per la bruttezza della strega che inaspettatamente svenne. Figuriamoci se la perfida strega non approfittò per caricarlo sulle spalle della povera Ragnolina per portarsi l’erede al trono di Gastor nel suo antro nascosto!
Ma non tutto era perduto perché i ghiri avevano dai rami assistito alla scena e subito si recarono a Gastor per dare l’allarme sul terribile fatto accaduto.
Non c’era modo di liberare il principe se non scoprendo l’incantesimo per fare addormentare la strega, visto che di ucciderla con le normali armi in loro possesso non se ne parlava nemmeno.
Ma l’unico essere capace di svelare il segreto per fare addormentare la strega Bacheca era il possente drago Occhiodidrago che volava sopra i cieli più alti sopra Gastor.
Gli abitanti sapevano bene che per attirare in basso l’enorme creatura per potergli parlare bisognava far uscire dalle acque del lago il terribile mostro biteste, suo mortale nemico, che Occhiodidrago tentava ogni volta invano di uccidere. Ma come far uscire il mostro dal lago senza che nessuno venisse da lui divorato?
Si fece avanti la soave fanciulla Fiorinda, una gentile ballerina che nascondeva nel suo delicato petto un cuore coraggioso, dicendo che lei avrebbe danzato sulle rive del lago, tenendo i piedi in mezzo alle basse acque della sponda, sicura che Occhiodidrago sarebbe arrivato prima che il mostro potesse afferrarle le caviglie.
Tutti gli abitanti allora si recarono sul prato di fronte al lago e Fiorinda cominciò a danzare sulla riva con leggerezza e i suoi continui movimenti si trasmisero all’acqua immobile. Improvvisamente lontano dalla riva l’acqua cominciò a ribollire e delle onde iniziarono a propagarsi per tutta la superficie, ma la risoluta fanciulla non si lasciò scoraggiare anche se il suo cuore, ma non il suo movimento, si fermò alla vista delle due terribile teste che iniziavano a spuntare dall’acqua.
L’orribile creatura era ora visibile e si stava avvicinando velocemente alla riva quando un’enorme ombra sovrastò la sua figura: Occhiodidrago si stava avvicinando con le sue grandi ali!
Subito il mostro si allontanò e iniziò ad inabissarsi, ma Fiorinda e gli abitanti di Gastor esultanti fecero in tempo ad attirare l’attenzione della possente creatura alata finalmente a portata delle loro voci per urlargli la terribile sciagura che si era abbattuta sul loro principe.
Il drago allora rallentò il volo e la sua voce risuonò nelle orecchie di tutti i presenti: l’unico sistema che esisteva per far addormentare strega Bacheca era farla ridere, ridere a crepapelle.
Subito furono convocati tutti i giullari del castello del principe, i cantastorie che giravano per i villaggi, i saltimbanchi che si guadagnavano da vivere alle fiere dei paesi e tutti i coraggiosi in grado di raccontare barzellette e storielle.
La compagnia dei buffoni di Gastor così riunita uscì dal passaggio magico e anche uno dei piccoli ghiri si unì a loro, mentre l’altro restò di guardia sull’albero. Non ci fu bisogno di trovare l’antro nascosto perché la strega si accorse subito di loro dal suono di tutto quel chiasso che i buffoni facevano. Infatti tutti ridevano e facevano battute per farsi coraggio e perchè sapevano che essendo la risata contagiosa forse anche solo ridendo sarebbero riusciti a far fare alla strega quello di cui loro avevano bisogno per farla addormentare!
Ma la cosa si rivelò più difficile del previsto perché strega Bacheca non era tipo da ridere alla prima barzelletta o storiella e non si faceva certo contagiare dalla loro allegria che tra l’altro,vedendo che non aveva effetto stava velocemente trasformandosi in tremenda paura. Per fortuna però le loro comiche gesta riuscirono se non altro a distrarre la terribile strega che non si accorse che il piccolo e valoroso ghiro si era arrampicato sopra di lei e che aveva cominciato con la sua coda a farle il solletico sotto il collo. Così prima di rendersene conto strega Bacheca si mise a ridere e subito si addormentò del magico sonno delle streghe che può durare anche settimane e mesi.
Subito i buffoni e il ghiro liberarono il principe e tornarono sul prato davanti al lago e all’albero magico pronti a tornarsene a casa. Il principe Requasa per ringraziare i suoi valorosi sudditi li nominò seduta stante cavalieri e subito chiese loro di compiere una prima impresa per il bene del regno. Aveva scoperto, grazie all’aiuto della serva Ragnolina, nel buio dell’antro della strega, il segreto per uccidere il terribile mostro biteste che dominava il lago.
Nessuno, tranne la strega, sapeva infatti che il mostro era tremendamente ghiotto di fegatelli e che poteva mangiarne fino a scoppiare prima di riuscire a fermarsi.
Così tutte le cucine del regno vennero impegnate per preparare una quantità esorbitante di fegatelli e vennero poi tutti trasportati sulla riva del lago.
I cavalieri-buffoni allora insieme al loro principe cominciarono a lanciare fegatelli sulla superficie del lago che ben presto diventò tutta marrone.
Di nuovo l’acqua cominciò ad incresparsi e a ribollire nel centro del lago ed ecco di nuovo apparire l’orribile creatura che senza interessarsi minimamente agli abitanti che lo osservavano dalla riva cominciò a spalancare le sue due formidabili bocche e ad ingurgitare con strabiliante velocità più fegatelli che poteva, tanto che i cavalieri non riuscivano a rimpiazzarli con i loro continui lanci.
Il mostro se ne mangiò una tale quantità che i fegatelli stavano per esaurirsi e gli abitanti cominciarono a temere di non averne preparati a sufficienza per quella pancia sconfinata quando ecco che un prodigio avvenne, il mostro si divise in due e mentre una testa e una parte scoppiava investendo le acque di una terribile poltiglia marrone, l’altra si trasformava in un’elegante creatura acquatica che sorridendo si recò vicino al principe Requasa inchinandosi in segno di sottomissione. Chiese di poter restare e di diventare la custode del lago.
Il principe la perdonò e decise di lasciarle fare quello che aveva chiesto, mentre tutti gli abitanti di Gastor esultavano.
Finalmente la brutta avventura era finita e il lago era di nuovo libero.
Organizzarono allora una grande festa sulla riva e anche sulla superficie del lago mangiando i fegatelli avanzati, chi ne voleva, e danzando e cantando e nuotando e ridendo a più non posso, che il mostro non esisteva più e al suo posto una nobile creatura vegliava su di loro.
La povera strega Bacheca invece russava così forte che, nonostante tutta quella confusione, la si poteva sentire fin là, dal centro di quella felicissima festa.

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