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Posts Tagged ‘paura’

La vita a volte è strano come ci insegna ed è lei la vera creativa, non abbiamo che da osservare con occhi attenti per imparare come si fa.
Ieri ero agitata e spaventata per il mio incontro di venerdì, ma poi mi sono successe cose legate a situazioni tristi, di quelle che non si possono cambiare perchè non dipendono da noi, e la mia ansia mi è sembrata il capriccio di una bambina.
Mi sono sentita come se la vita mi stesse guardando sorridendo e che con tenerezza, mi avesse riportato all’ordine con una tiratina d’orecchie.
-Ricorda- mi ha detto -che sei spaventata perchè stai per iniziare una cosa nuova e bella, guarda che dono stai ricevendo, non lo sciupare solo perchè fai fatica a scartare il pacco!-
Anche io allora ho sorriso e mi sono rilassata, mi è venuta in mente la canzone Ironic e ho imparato, questa volta, la lezione.

“la vita ha un modo divertente per aiutarti quando pensi che ogni cosa é sbagliata e tutta la rabbia si legge nel tuo viso”

“life has a funny way of helping you out when you think everything’s gone wrong and everthing blows up in your face.”
(Ironic, Alanis Morissette)

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Il fine settimana è passato e mi ha distratto, ma ora che venerdì e la presentazione si avvicinano il mio stomaco comincia a contorcersi per la paura. Ho già avvisato stamattina i miei figli che probabilmente in questa settimana non diventeranno improvvisamente disubbidienti e intrattabili, ma che “probabilmente” sarò più suscettibile se non isterica. Ebbene lo ammetto, sono una fifona!
A testimonianza due piccoli e vecchi pensieri che mi hanno consolato in lontani momenti per paure che ora che sono mamma mi fanno sorridere. Ma non si smette mai di imparare e nuovi fronti di inquietudine, e nuove cerve, si stagliano all’orizzonte.
Mi sa che anche voi dovrete avere un po’ pazienza..

“Le prime tre righe le dedico alla paura. Come sempre. Gli antichi evocavano le muse, beati loro. Io invece ho bisogno di tranquillizzarmi e di sapere che quello che uscirà da me non si porterà con sè la linfa vitale, nè mi procurerà l’odio altrui. In fondo sono soltanto parole.”

“E’ sempre la paura che ti blocca. E’ questa cerva nera che si aggira tra gli alberi e ti guarda ghignando appena ti muovi.
Se il cuore ti basta per passarle oltre sai che non ti toccherà, è solo una cerva.
E’ spaventosa: gli occhi iniettati di sangue, le narici larghe che soffiano fumo, come se l’inferno bruciasse dentro di lei, gli zoccoli duri come l’acciaio, invincibili.
Ma è soltanto una cerva, ed è innocua.
L’unico potere che ha è di bloccarti, ma non ce l’ha lei.
E’ così faticoso passarle davanti, col cuore che batte, il respiro che si ferma e i muscoli contratti danno fitte ovunque.
E il senso di colpa e il desiderio di fuga ti assalgono.
E se passi oltre, sai che più avanti la rincontrerai.
E ogni volta è da vincere.

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Pensavo, un concetto un po’ teorico, a quanto i bambini abbiano bisogno di una logica causa-effetto e di concetti legati a cose concrete, di quanto sia importante che possano incanalare su oggetti o comportamenti specifici, a cui poter dare un nome e un’immagine, le loro emozioni. Ecco perchè le punizioni sono un modo molto più semplice per loro per superare il senso di colpa rispetto ad un vago -così non va bene-.
Pensavo lo stesso delle paure, che se non circoscritte possono investire tanti aspetti della loro vita, invece se si ha paura di qualcosa, si può nominare, condividere, elaborare e sconfiggere.
Ecco perchè le fiabe sono sempre state piene di personaggi spaventosi, mentre sembra che oggi sia più facile, dappertutto, trovare la violenza, ma non la paura.
Quando raccontai questa storia, che è sul libro, un’amichetta di mio figlio, piangendo, mi chiese se esistesse davvero, mentre i miei figli e persino quella fifona di mia nipote, forse perchè l’hanno sempre conosciuta, non si sono mai spaventati, se non quel tanto che bastava, quando si nominava la Strega Mangiabambini.
Storia della strega Mangiabambini
Mia figlia per un periodo era un po’ sottopeso e magra magra. Dovevo spingerla a mangiare senza  creare tensione intorno alla questione cibo che si sa può diventare molto delicata. Infatti molte sue amichette erano già spaventate fin da allora all’idea di diventare “ciccione” e parlavano di diete e di dover dimagrire. Nel mondo delle fiabe invece il cibo rappresenta la ricchezza e l’abbondanza e segna sempre i momenti di festa. Inoltre essere mangiati rappresenta uno dei massimi pericoli perché chi ha fame è povero e soprattutto cattivo come gli orchi, i draghi, le streghe e i lupi. Ho preso in prestito uno di questi personaggi per farmi aiutare a combattere invece la paura di diventare ciccione, la Strega Mangiabambini, che spuntava fuori ogni volta che ce n’era bisogno. Non era una minaccia…  semplicemente un ricordare che esisteva, quando mia figlia cominciava a fare storie per mangiare.
-Lo sai vero che succede se non mangi? Ti ricordi chi viene? Allora devi sapere che esiste questa strega un po’ particolare, la Strega Mangiabambini.  Ovviamente se si chiama così, cos’è che farà questa strega? Brava! Lei mangia i bambini. Ma non qualsiasi bambino, è di gusti un po’ difficili e molto particolari… Ti piacciono le patatine fritte?  Bene, e quali sono più buone le patatine che scrocchiano sotto i denti o quelle un po’ mosce,  morbide morbide, che invece ti si attaccano ai denti come una gomma da masticare? Bene, ti piacciono quelle scrocchiarelle. Ecco anche alla strega Mangiabambini piacciono i bambini scrocchiarelli, cioè quelli che sono secchi secchi. Se lei vede una bambina, con certe braccia secche secche, certe gambine secche secche, allora le viene l’acquolina in bocca perché si immagina già  come scrocchierà bene sotto i suoi denti. Se invece vede una bambina che ha intorno alle braccia un po’ di ciccina, le gambe belle pienottine, allora sa già che questa bambina non scrocchierà come piace a lei e la lascia stare. Quindi tu che dici, cosa conviene fare per tenere lontana la strega Mangiabambini, mangiare e avere un po’ di ciccina, o non mangiare e diventare bambine scrocchiarelle?-
Così, mangiare diventava una specie di avventura. Mentre raccontavo, lei metteva in bocca il suo pasto e alla fine si faceva insieme. “Marameo!” alla cara vecchia Strega Mangiabambini.”

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Quando andavo a Roma all’università, nei miei lunghi e continui viaggi in treno, mi guardavo bene dal raccontare nelle conversazioni passatempo che si fanno, di studiare prima e di essere laureata poi in psicologia.
Al suono della parola psicologa si scatenavano sempre reazioni, commenti e richieste tra le più disparate: pareri su sogni, consigli per amici, soluzioni a problemi e situazioni.
La persona che ero io scompariva e  restava il ruolo.
Io non mi sento per niente psicologa, neanche quando avevo pazienti e lavoravo come psicoterapeuta, perchè il mio centro di interesse, si sa, sono le storie e la scrittura.
Mi ha sempre interessato di più la saggezza. Ovunque si trovasse.
Ma avevo anche delle ferite da sanare e sapevo che da quelle parti qualcosa avrei trovato.  E così è stato.
Poi me ne sono allontanata, avevo bisogno di altro.
Questa è la mia storia. La mia.
Francesca è una persona generosa, quello che ha preso lo restituisce, è lì che ti parla e ti spiega con pazienza ed umiltà. Che ti dice che anche tu puoi usare questi strumenti, ti spiega come fare.
Siamo così diverse, due persone diverse, due psicologhe diverse. Perchè sempre dietro il ruolo c’è la persona.
Ecco perchè ci siamo volute guardare dentro un po’ a vicenda.
Se volete dare una sbirciatina anche voi… 2×12=2

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E’ successo. Forse siamo stati poco attenti, troppo superficiali e abbiamo dato per scontato che le cose andassero per il verso che volevamo noi.
Mia figlia, dodici anni e una settimana, si è scontrata con la realtà di internet.
Sabato sera mi ha raccontato, quasi tra un discorso e l’altro, di aver chattato tutto il pomeriggio con un tipo di ventun’anni, fidanzato, che le ha lanciato messaggi ambigui e anche offensivi.
Io mi sono spaventata, ho chiamato immediatamente il padre, perchè anche lui sapesse della cosa e ho fatto il diavolo a quattro. Non ci ho dormito la notte, ne abbiamo parlato con mio marito a lungo e abbiamo deciso di toglierle la connessione internet dal suo computer, almeno per un po’.
Ma il problema certo non si risolverà così.
Quello però che volevo che lei comprendesse è la gravità di questo episodio, la necessità di interrompere un comportamento che non sa dove potrebbe portarla, che non sappiamo e forse non è possibile controllare.
Il mondo di internet ti dà orizzonti illimitati, ma lo fa nel bene e volendo anche nel male.
Sono molto spaventata e preoccupata.
Mi consola il fatto che lei me ne abbia comunque parlato e spero che il nostro sostegno e interessamento, il condividere la sua strada con noi, siano per lei più importante del suo bisogno di nasconderci passaggi che sa che noi non potremmo mai approvare.
E poi anche lei era spaventata, se non altro dalla mia reazione e dal mio stesso spavento.
Ora più che mai mi rendo conto di quanto sia stato importante aver costruito un buon rapporto, un dialogo e una confidenza negli anni dell’infanzia, là dove il terreno era fertile, dove le nostre parole e il nostro riferimento erano fondamentali per lei.
Veramente quello che si costruisce negli anni delle elementari è fondamentale, dopo i margini cambiano e lo devono fare, noi dobbiamo essere meno importanti, i figli devono crescere.
Speriamo di aver fatto un buon lavoro, certo ce l’abbiamo messa tutta.
Domenica mattina, dopo aver riflettuto tanto mi sono resa conto che forse non le avevo detto la cosa più importante.
-Sai perchè mi sono spaventata e arrabbiata?-le ho chiesto.
-Perchè sei preziosa, preziosa come una perla. Sei preziosa, non te lo dimenticare mai.-
Poi, ero commossa, sono andata a preparare la colazione.

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Ci sono delle frasi che ti cambiano la vita, che ti accendono una lampadina e ti sciolgono nodi dentro che magari neanche sapevi di avere.
Un’amica della mia amica, l’insegnante di scuola materna, all’uscita della piscina con tutta la figliolanza.
Premessa: questa persona anche lei insegnante nella stessa scuola, quindi amante dei bambini, è riuscita a diventare mamma sulla soglia dei quarant’anni dopo vent’anni di matrimonio, dopo molto traversie e con due gravidanze passate in ospedale a letto con la flebo fissa.
Per finire si tratta di una persona molto religiosa, che frequenta molti incontri di preghiera e anche questo ti fa pensare che debba essere una persona molto spirituale e con un rapporto idilliaco con la realtà e soprattutto con la sua maternità.
I suoi figli, un maschio e una femmina di dieci e otto anni, sono vivaci e pieni di energia come tutti i bambini.
Mentre siamo tutte e tre lì all’uscita e loro ne combinano qualcuna, lei tranquilla tranquilla se ne esce con -non li sopporto!-
Lei, la mamma con la M maiuscola ammette candidamente che in quel momento non sopporta i suoi figli.
-Si può ammettere!- scopro, e anche che io non solo non lo avevo mai detto ad altre persone, ma non lo avevo mai ammesso neanche a me stessa.
Eppure, se si è umani, e si segue i propri figli veramente, il loro livello di energia è talvolta veramente insopportabile per un adulto mediamente fornito e motivato.
Da allora è più facile per me perdonarmi e accogliere i sentimenti, tutti quanti, che i miei figli mi suscitano, e ho compreso  che è normale, specie se fai la mamma a tempo pieno, cioè se da quando escono da scuola a quando ci ritornano sei sempre presente nella loro vita e loro nella tua, sentirsi un po’ prigioniera e soffocata, talvolta esasperata, insomma ogni tanto non sopportarli.
Adesso per esempio non sopporto quella ragazzina di quasi dodici anni che ha avuto i suoi occhiali da sole graduati, in quanto miope come la madre, e da allora si muove e si atteggia come se fosse sempre su di un set fotografico.
E ancor meno sopporto quella testolina che è convinta di essere inamorata e fidanzata con un sedicenne e tutto ora ha assunto per lei un’intensità che fino all’altro ieri neanche poteva immaginare cosicchè io non la riconosco più.
Rivoglio la mia bambina!
L’ho detto anche a lei, ma lei insiste di essere proprio lei mia figlia.
Per contenere la rabbia e l’irritazione condivido e delego il più possibile ad amiche, sue e mie, zie, zii, fratelli e cugine e chiunque abbia due orecchie disponibili, il supplizio di sentirla parlare senza sosta sempre del solito argomento, il suo grande amore.
Rimane il fatto che io, con il mio cuore straziato, preoccupato e spaventato, che non si è ancora ripreso e abituato, almeno per ora, non la sopporto.

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