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Posts Tagged ‘piccolo popolo’

In questi giorni stavo lavorando ad una nuova storia per l’associazione Il dono onlus con cui collaboro.
Sabato pomeriggio, ero un po’ giù, me ne sono andata in mezzo agli olivi sotto casa mia. Me ne stavo seduta e guardavo l’erba agitata dal vento, con sollievo mi son detta, non sono sola…

Lisetta  dei Pratolini

Tra il popolo dei Pratolini, i minuscoli esseri che vivono in mezzo ai prati e che si occupano di lucidare i fili d’erba sì che il sole possa risplenderci e rischiarare le creature che ci corrono in mezzo, ci svolazzano sopra e ancor più coloro che d’erba si nutrono per sacrificarsi poi nel cedere i loro corpi affinché altri animali vivano, Lisetta era sempre stata un po’ diversa.
Non aveva mai accettato i fili d’erba che lei avrebbe dovuto seguire senza prima averli visti e soprattutto aveva voluto poi prendersi cura di loro come se fossero degli amici, la sua piccola famiglia e non soltanto il suo lavoro, un lavoro da fare.
Suo padre e sua madre avevano permesso questa sua curiosità e questa sua particolarità, anche se davanti agli altri Pratolini si sentivano un po’ a disagio e in imbarazzo. Comunque ci si poteva stare perché Lisetta aveva le più belle trecce verdi che si conoscessero nel raggio di molti Filamenti e anche dei Prati più prossimi.
I Pratolini, si sa, erano poco vanitosi, ci tenevano che i loro fili d’erba fossero splendidi, quello era il loro orgoglio e il loro onore. Lepri e conigli e gli altri animaletti del bosco sapevano bene dove andare a scegliere, dove trovare l’erba più splendente che invogliava a mangiare compiendo lunghi spostamenti dalle tane per trovare i fili lucidati con più cura.
L’unica ambizione che si riservavano i Pratolini erano le loro trecce verdi, le lunghe capigliature che maschi e femmine, grandi e piccoli portavano con i più elaborati intrecci, delle vere sculture che ogni Prato ornava poi con una particolare acconciatura che era anche il segno della loro appartenenza ad una comunità piuttosto che ad un’altra.
E anche i capelli venivano lucidati per renderli di un verde il più possibile simile a quello dell’erba: più verde e più lucente, maggiore il vanto.
Così quando a Lisetta successe anche quel fatto increscioso i genitori veramente provarono un tale imbarazzo da non riuscire a sopportarlo.
Ma cosa era successo?
Lisetta, come tutti i Pratolini, non usciva mai allo scoperto, mai lontano dai suoi fili che doveva curare e che con la loro ombra la riparavano dai predatori, dal freddo, dal caldo, da tutto quello che loro, nel loro minuscolo e basso universo, ignoravano e non conoscevano.
Ma ecco che un giorno si era trovata a guardare una nuvola con una strana forma che le aveva fatto venire in mente una nuova acconciatura e da lì’,  proprio da quella nuvola che lei stava fissando, senza che potesse prevederlo, era spuntato il sole.
Era rimasta senza fiato, avvolta da quella luce e da quel calore, non ce l’aveva fatta a spostarsi, dimentica di tutto, di chi era e di quello che doveva fare, si era abbandonata a quella sensazione senza preoccuparsi delle conseguenze, anzi senza neanche pensare che ci potessero essere conseguenze.
Il vento aveva poi spostato un’altra nuvola che aveva di nuovo coperto il sole e così si era come svegliata da quel sogno, tanto che non era più neanche sicura che fosse successo.
Ma una volta arrivata con aria assorta alla sua buca, dai suoi genitori, l’urlo di sua madre le fece intuire che qualcosa era accaduto e veramente.
-Cosa hai fatto ai capelli?- le chiese con aria sbigottita sua madre mentre stava arrivando anche suo padre.
Lisetta non capiva, non percepiva niente di diverso, neanche toccandoli.
-Sei stata al sole, lo hai guardato!- esclamò suo padre impallidendo.
Come potevano saperlo, cosa era successo ai suoi capelli? I Pratolini non hanno specchi, riescono a conoscere la loro immagine soltanto dopo i temporali, nel breve tempo in cui l’acqua resta nelle minuscole pozzanghere tra le zolle e intravedono qualcosa nelle gocce di rugiada che distribuiscono al mattino, instancabili, sui fili mentre li lucidano.
-Cosa ho?- chiese dunque ai suoi.
-I tuoi capelli sono del colore dell’erba secca, sono gialli! Orribili!- disse sua madre singhiozzando.
Lisetta restò senza fiato. Come poteva essere successo? Ma in realtà lo sapeva, il sole, quel calore, quella luce, come non averci pensato?
E ora?
Per prima cosa cominciarono a curarle i capelli, sua madre le fece molti trattamenti, creme, impacchi, ma non servirono a niente, il colore non tornava quello di prima.
Provarono anche a chiederle di tagliarli, sperando che sarebbero poi ricresciuti di nuovo verdi, ma per i Pratolini tagliare i capelli è una cosa proprio innaturale, come tagliare un prato invece che accettare che gli animali ne prendano la quantità giusta per la loro sopravvivenza, solo quella necessaria, senza sprechi. Per questo hanno quelle elaborate acconciature, perché i capelli sono una forma di ricchezza e di abbondanza, non si sciupano neanche quelli, proprio come i fili d’erba.
Che fare, allora?
Se ne rese conto solo un pezzo avanti, Lisetta, di quello che i suoi stavano facendo, perché tutto era cominciato impercettibilmente, come se fosse normale che accadesse così.
Iniziarono a darle dei compiti straordinari da fare proprio quando c’erano le Adunanze, le serate in cui i Pratolini si trovano tutti in cerchio, al chiaro di luna e le Pratoline più anziane raccontano le storie del mondo. Tutti adorano ascoltare ogni volta di come la pioggia venne a riempire la terra di vita e lasciò per nutrimento ai suoi abitanti piccoli fili di pioggia che col contatto con la terra si trasformarono, diventarono non più fugaci aghi di acqua, ma solidi e nutrienti fili verdi, fili d’erba. E si racconta sempre anche la storia degli animali che morivano di fame perché trovavano i fili d’erba secchi, aridi e incapaci di saziare fino a quando un piccolo popolo generoso aveva iniziato a prendersi cura del loro cibo, mantenendolo fresco e verde.
Lisetta si metteva sempre all’angolo con le Pratoline più giovani, ma negli ultimi tempi le capitava sempre più spesso di fare troppo tardi perchè sua madre o suo padre la trattenevano e le davano qualche lavoro da svolgere, dei fili d’erba intricati da sistemare, un pezzetto di terra da smuovere, o incombenze della loro buca, che fino allora non le avevano quasi mai riguardato.
Quando cominciò a rendersene conto era già un po’ isolata dagli altri, la si vedeva sempre meno, così che le voci sulla sua gialla capigliatura, invece di diminuire e normalizzarsi, aumentavano, sembrando al popolo dei Pratolini che insieme ai capelli chissà quale altra stranezza dovesse riguardare la nostra Lisetta.
In fondo, pensò, era giusto così: era meglio che se ne stesse in disparte, meritava di sentirsi strana e diversa, anche se era ogni giorno più triste, ma almeno questo lo doveva ai suoi genitori, che si erano ritrovati con questa strana figlia.
Un giorno se ne andò, come ormai continuamente le accadeva, tutta sola verso il suo quadrato di Prato, che si trovava ogni volta sempre un po’ più isolato da quelli delle sue amiche e degli altri Pratolini della sua età, quando ecco che le comparve davanti un’ape.
Non è insolito trovare api per i Pratolini, anche se in genere loro ronzano negli angoli coi fiori più sgargianti e più ricchi di nettare, mentre il lavoro dei piccoli lucidatori di fili d’erba avviene lontano da quelle zone, nei pascoli più alti e ombreggiati a ridosso delle  montagne.
Quando l’ape la vide fece con un piccolo volo un giro su se stessa che, tutti i Pratolini lo sanno, è il saluto ad un membro di un Popolo diverso dal proprio.
Lisetta si stupì e si girò a guardare se ci fosse qualcuno dietro di lei perché in realtà si stava abituando a considerarsi trasparente, a cercare di farsi notare sempre il meno possibile.
L’ape la guardava con aria curiosa, poi nel Linguaggio del Bosco, che è il sistema con cui si comunica tra specie diverse nel mondo dei Prati, le chiese -E’ stato il sole, vero?-
Lisetta avvampò di calore, come quando davvero il sole l’aveva illuminata, anche se insieme provò un grande imbarazzo e si sentì in colpa, scoperta nel suo misfatto, abbassò lo sguardo.
-Non dovevo dirlo?- continuò l’ape.
-Non è una bella cosa per noi Pratolini, avere i capelli gialli- rispose sempre con gli occhi bassi, perché altrimenti l’ape si sarebbe accorta che erano velati di pianto.
-A me piacciono invece: i fiori sono gialli mica verdi- rispose serena l’ape. -I tuoi capelli poi mi ricordano il sole, io li trovo belli.- continuò.
Allora Lisetta si trovò a ripensare a quel giorno, che lei aveva cercato di dimenticare, che aveva anche odiato, perché l’aveva guardato con gli occhi dei suoi genitori.
Sorrise e disse, quasi pensando ad alta voce -Sì, è proprio bello il sole e il suo calore è benedetto.-
L’ape se ne ronzò via e Lisetta se ne tornò pensosa al suo lavoro e più tardi alla sua buca.
Quella sera c’era l’Adunanza e lei decise di andarci.
Si avvicinò al cerchio e senza prepotenza, con naturalezza, si sedette vicino alle amiche, alle Pratoline più giovani.
Molti Pratolini la guardarono e le fissarono i suoi capelli gialli, ma la maggior parte fece finta di niente, molti non avevano il coraggio di affrontare l’argomento, altri semplicemente non pensavano che il colore di quei capelli riguardasse loro.
Da quel giorno si comportò come le sembrava giusto, di volta in volta, ma non si allontanò più dagli altri Pratolini, non si lasciò più escludere
Certo i suoi genitori continuarono a tentare di tenerla in disparte, non riuscivano a superare l’imbarazzo per quei suoi capelli e lei dovette subire ancora a lungo quei loro sguardi abbassati quando insieme incontravano altri Pratolini. Ogni tanto si sentiva ferita da questo.
Però poteva sopportarlo, li capiva, li perdonava, nei suoi capelli gialli loro vedevano solo una vergognosa diversità.
Lisetta invece, lo aveva imparato dall’ape, non lo aveva più dimenticato: dopotutto lei aveva guardato il sole.

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