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Posts Tagged ‘punizioni’

Ieri mi sono trovata a dare una grossa punizione a mio figlio per via di questi benedetti videogioco senza i quali sembra non si possa vivere. E’ davvero un’ossessione, così adesso starà senza fino a marzo. Ma la cosa che mi ha colpito è stata la sua reazione, e anche del suo amico, quello con cui ne combina e figurati se non c’era anche lui. Se ne sono stati fermi e in silenzio, senza commentare, con un’aria veramente mortificata, stavo dicendo loro che il torto lo avevano fatto a se stessi, sembrava fossero dispiaciuti, ma d’accordo, non hanno obiettato sul castigo che gli spetterà. Magari è stata tutta un’impressione mia, però mi è venuto in mente di come la punizione, specialmente da piccoli, sia la via per andare oltre i sensi di colpa, per imparare quando si è sbagliato qualcosa e poi chiudere con quell’esperienza e andare avanti. E’ molto più difficile non solo essere perdonati dai genitori, ma perdonare se stessi senza un modo per riparare. La punizione ci tira fuori dalla rabbia e dal -ti voglio o non ti voglio bene-, noi  genitori decidiamo cosa e quando devono fare se sbagliano, ma i protagonisti restano loro. Anche con mia figlia, che è ormai alle superiori, sono le punizioni che tracciano il nostro limite, la nostra ringhiera, certo ben più ampio, ma che deve continuare ad esistere alla sua autonomia, alle sue decisioni. E devo dire che funziona ancora così. Quando non siamo d’accordo su un suo comportamento e le mettiamo dei limiti, o la puniamo, all’inizio penso che non ci prenderà sul serio, me e suo padre, e invece…  Forse in questa nostra società consumistica dove sembra che non ci debba essere niente di non lecito, mi sento un po’ fuori tempo, troppo all’antica, ma loro accolgono le nostre richieste e  mi ricordano che tutti noi abbiamo bisogno di confini, che servono per dirci cosa ci fa bene e che cosa no. Le regole sono un modo di proteggerci, di insegnarci dove dobbiamo andare e di insegnarlo a loro. Certo la coerenza è faticosa e qualche volta anche dolorosa, specialmente mia figlia accetta, ma certo non in silenzio. L’ultima volta me ne ha dette tante, io le ho risposto che mi dispiaceva se mi odiava, ma che lei per me è più importante, più preziosa.

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Pensavo, un concetto un po’ teorico, a quanto i bambini abbiano bisogno di una logica causa-effetto e di concetti legati a cose concrete, di quanto sia importante che possano incanalare su oggetti o comportamenti specifici, a cui poter dare un nome e un’immagine, le loro emozioni. Ecco perchè le punizioni sono un modo molto più semplice per loro per superare il senso di colpa rispetto ad un vago -così non va bene-.
Pensavo lo stesso delle paure, che se non circoscritte possono investire tanti aspetti della loro vita, invece se si ha paura di qualcosa, si può nominare, condividere, elaborare e sconfiggere.
Ecco perchè le fiabe sono sempre state piene di personaggi spaventosi, mentre sembra che oggi sia più facile, dappertutto, trovare la violenza, ma non la paura.
Quando raccontai questa storia, che è sul libro, un’amichetta di mio figlio, piangendo, mi chiese se esistesse davvero, mentre i miei figli e persino quella fifona di mia nipote, forse perchè l’hanno sempre conosciuta, non si sono mai spaventati, se non quel tanto che bastava, quando si nominava la Strega Mangiabambini.
Storia della strega Mangiabambini
Mia figlia per un periodo era un po’ sottopeso e magra magra. Dovevo spingerla a mangiare senza  creare tensione intorno alla questione cibo che si sa può diventare molto delicata. Infatti molte sue amichette erano già spaventate fin da allora all’idea di diventare “ciccione” e parlavano di diete e di dover dimagrire. Nel mondo delle fiabe invece il cibo rappresenta la ricchezza e l’abbondanza e segna sempre i momenti di festa. Inoltre essere mangiati rappresenta uno dei massimi pericoli perché chi ha fame è povero e soprattutto cattivo come gli orchi, i draghi, le streghe e i lupi. Ho preso in prestito uno di questi personaggi per farmi aiutare a combattere invece la paura di diventare ciccione, la Strega Mangiabambini, che spuntava fuori ogni volta che ce n’era bisogno. Non era una minaccia…  semplicemente un ricordare che esisteva, quando mia figlia cominciava a fare storie per mangiare.
-Lo sai vero che succede se non mangi? Ti ricordi chi viene? Allora devi sapere che esiste questa strega un po’ particolare, la Strega Mangiabambini.  Ovviamente se si chiama così, cos’è che farà questa strega? Brava! Lei mangia i bambini. Ma non qualsiasi bambino, è di gusti un po’ difficili e molto particolari… Ti piacciono le patatine fritte?  Bene, e quali sono più buone le patatine che scrocchiano sotto i denti o quelle un po’ mosce,  morbide morbide, che invece ti si attaccano ai denti come una gomma da masticare? Bene, ti piacciono quelle scrocchiarelle. Ecco anche alla strega Mangiabambini piacciono i bambini scrocchiarelli, cioè quelli che sono secchi secchi. Se lei vede una bambina, con certe braccia secche secche, certe gambine secche secche, allora le viene l’acquolina in bocca perché si immagina già  come scrocchierà bene sotto i suoi denti. Se invece vede una bambina che ha intorno alle braccia un po’ di ciccina, le gambe belle pienottine, allora sa già che questa bambina non scrocchierà come piace a lei e la lascia stare. Quindi tu che dici, cosa conviene fare per tenere lontana la strega Mangiabambini, mangiare e avere un po’ di ciccina, o non mangiare e diventare bambine scrocchiarelle?-
Così, mangiare diventava una specie di avventura. Mentre raccontavo, lei metteva in bocca il suo pasto e alla fine si faceva insieme. “Marameo!” alla cara vecchia Strega Mangiabambini.”

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Io sono quella che ascolta i racconti interminabili delle giornate, che c’è sempre: a colazione, a pranzo, merenda e cena. Quella che si occupa dei compiti, dei colloqui con gli insegnanti e delle visite, dei vestiti e dei quaderni, di accompagnare, di dare i permessi e le punizioni.
Questo carico sta un po’ cambiando perchè sto chiedendo a mio marito, che per anni ha lavorato fuori sede e a pieno ritmo, di fare la sua parte.
Eppure in questa distribuzione, così tradizionale della presenza e dei ruoli tra figura materna e paterna c’è un vantaggio.
Quando entra di mezzo il padre, quando le gesta dei miei figli divengono argomento, non di racconto di routine a cena o durante la serata, ma oggetto di attenzione e di lunghe chiacchierate da soli tra lui e lo scapestrato o la scapestrata di turno, loro sanno che l’hanno combinata grossa.
Mia figlia, oltre che per via  del fatto che internet e tecnologia sono dominio assoluto di mio marito, ipertecnologico, sa che le conseguenze della brutta storia del suo comportamento in chat di sabato scorso ora sono in mano a lui, non solo per via della sospensione o meno dell’uso del suo computer.
Sa che ora c’è da fare una riflessione e delle considerazioni ad ampio raggio, recuperare una prospettiva che è stata persa da parte sua, ma anche nostra, su quello che è giusto e opportuno per lei e quello che forse va ridimensionato e ridefinito.
Sopporta con fatica queste conversazioni, ma a differenza di suo fratello che a sette anni ci sta appena arrivando, sa che non c’è un’altra strada e sono convinta che al di là dell’insofferenza, non perde una parola di quella profondità e complessità di visione di cui suo padre è dotato.
E con sofferenza e fatica, anche tensione, cercano tra di loro di andare oltre e superare un momento difficile, ma comunque di crescita.
Quello è il loro territorio, io al massimo raccolgo i loro sfoghi o racconti individuali e vengo aggiornata.
Ma, trattandosi di faccenda grave, è roba da gestire con il padre.
Io mi rilasso.

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