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Posts Tagged ‘ricetta per crescere i figli’

Questa mania dei cuochi e delle torte e il cercare la felicità e la bellezza sempre più in una dimensione privata mi rattristano. Sarà che sono una pessima cuoca e non ho passione per la cucina. Questa è l’unica ricetta che io possa offrire, da una mia puntata alla radio..
“A volte penso che crescere un figlio sia un po’ come preparare una torta. Gli ingredienti, intanto possiamo soltanto metterli, mescolarli, valorizzarli, ma non abbiamo altro potere su questi, così come non possiamo cambiare i nostri figli a nostro piacimento, che fin da piccolissimi mostrano il loro carattere molto chiaramente e lo si vede bene quando nasce il secondo figlio. Così noi possiamo soltanto prendere i loro ingredienti e rispettarli e valorizzarli, imparare bene la ricetta.
Innanzitutto rispettando i tempi, c’è la fase dell’impasto, e ha le sue regole, non la puoi far durare troppo a lungo, o troppo poco, altrimenti la torta non viene soffice come dovrebbe. Lo stesso è con i figli, ci sono gli anni in cui devi essere presente, in cui non puoi lasciarli un minuto e anche dopo devi essere sempre lì ogni volta che ti cercano, magari non tutto il giorno, ma quando sei presente lo devi essere veramente, devi ascoltare, guardare, -mamma, guarda!- quante volte lo dicono? Devi impastare impastare, lasciare che attraverso la tua presenza, il tuo fare, le tue storie, le tue coccole, le tue punizioni, il tuo vestirli e lavarli e imboccarli, e pian piano solo tagliargli la carne o sbucciargli la mela, il tuo addormentarli e poi invece lasciarli dopo il bacio da soli a leggere, il tuo seguirli nei compiti e poi pian piano solo firmare le verifiche, lasciare che così l’impasto prenda forma, che la torta gradualmente assuma la sua consistenza. E quando comincia ad essere pronta ecco che arriva il momento di mettere in forno. E non si può fare troppo presto, altrimenti gli ingredienti non si fondono come dovrebbero e il risultato non sarà armonioso, gradevole. Né puoi infornare troppo tardi, perchè l’impasto cuoce male, lievita troppo. Così con i figli, bisogna lasciare poi che cuociano al calore della vita, che sperimentino da sé, che imparino a sostenere le loro emozioni, le loro paure, le loro delusioni, la loro rabbia, ma anche che comincino a provare i loro entusiasmi, i loro successi in cui noi non ci entriamo niente, che spostino al di fuori di noi e di casa nostra la loro attenzione. E dobbiamo dare il tempo a loro di farlo, senza che si spaventino o si sentano spinti in una realtà esterna troppo presto, altrimenti non saranno armoniosi nel loro aprirsi al mondo, ma neanche troppo tardi, perché ogni passaggio ha il suo tempo giusto e più si aspetta, più diventa difficile farlo, a volte impossibile.
E bisogna ricordare che se c’è il tempo impegnato e faticoso dell’impastare, arriva poi il tempo calmo e passivo dell’attesa, del solo controllare la cottura, senza dover aprire lo sportello, senza dover intervenire, che tanto si peggiorerebbe la situazione, ormai le cose sono state fatte, ecco perchè è importante pensarci bene al momento dell’impasto.
Si arriva così alla fase finale, quella che dà più soddisfazione. Si sforna la torta la si guarnisce e la si consuma. Anche qui però bisogna calcolare bene i tempi e infine bisogna accettare e godere dei risultati senza prendersela dei difetti, troppo cotta o bruciacchiata, troppo alta o troppo bassa. Così è con i nostri figli, non è tutto merito e nemmeno tutta colpa nostra quello che sono, e prendersela o gloriarsi, assillarli con le nostre aspettative, equivale a non vederli, a non accorgersi che loro sono al centro delle loro vite, non noi, non il nostro averli cucinati.
Infine, poiché crescono, bisogna accettare che ci lascino, che vadano ad offrirsi al mondo, ad una persona, ad un lavoro, a passioni, amici e interessi, lontano da noi. La torta è pronta e non è per noi, il nostro compito è finito, il pasticcere a questo punto si fa da parte e si ritira. D’altronde che gioia e soddisfazione si può trovare a cucinarsi e poi mangiarsi una torta tutta da soli, in perfetta solitudine, ma senza offrirla agli altri?”

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