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Posts Tagged ‘scuola’

La vita è così, un momento su uno giù, senza potersi adagiare mai più di tanto, in fondo è questo il bello, in fondo.
Martedì allora vado a Milano per fare questa diretta a Mammeinradio.it e ieri mattina parlo con Elena, questa bella persona con cui faremo questa chiacchierata. Mi rendo conto che ha veramente un’alta opinione di me e lei vive in una grande città e conosce tante persone, mamme, babbi, gruppi e associazioni, è una forte, avere la sua stima, insomma.. lo ammetto, mi monto un po’ la testa.
Poi ieri sera vado al colloquio con le insegnanti di mio figlio, che con la terza elementare ha cambiato e tre maestre su cinque sono nuove. E lo sapevo, me lo aspettavo. Per carità sul piano didattico nessun problema, è un tipo sveglio, ma per l comportamento, non sta mai fermo, è agitato e fa confusione, si distrae e distrae gli altri…
E io comincio: sarà per via delle tensioni quando discutiamo io e mio marito, sarà perchè viviamo in paesino piccolo e isolato e sta troppo tempo da solo, sarà per emulare la sorella che lui lo sa bene, fa lo stesso nella sua terza media…
Cosa vado a parlare alla radio? Se lo sapessero le insegnanti!
Mia figlia mi ha detto che io vorrei che fossero “perfettini” come il secchione della sua classe. Allora mi è venuta in mente una mamma che ho visto in tv che con un lavoro da professionista e quattro figli raccontava che  era riuscita ad organizzarsi molto bene e trovavano anche il tempo per uscire col marito, che antipatia!
E ho fatto la prima cosa che un buon genitore deve saper fare secondo me, me inclusa: perdonarsi, perdonarmi i sensi di colpa che mi vengono.
Sentite qui come sono brava a farlo: per martedì sarebbe bello che ci fossero interventi, in diretta via telefono o internet, alla diretta che va in onda dalle 10 alle 11, o anche messaggi mandati in questi giorni che poi verranno letti. Domande, richieste, dubbi, esperienze, su come la fantasia e la creatività e le storie vi aiutano. Mi date una mano? Tanto le insegnanti a quell’ora saranno a scuola con i miei figli..
Oops, l’ho detto!

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La bufera di mia figlia procede.
Dopo due ore e mezzo di attesa inframezzate solo da critiche e lamentele dei suoi insegnanti sul suo rendimento scolastico disimpegnato e sul suo invece chiacchiericcio con i compagni altamente impegnato di inizio scuola per il terzo anno consecutivo, mi sono allontanata dai colloqui individuali davvero sconsolata e mortificata. Ho chiamato mio marito comunicandogli ufficialmente che non ho più intenzione di tornare a parlare con gli insegnanti, a scontare questo supplizio.
Lui a pranzo non c’era, così mia figlia, con aria sbarazzina e allegra quando mi ha chiesto com’era andata è rimasta ad ascoltare in silenzio questo mio proposito e di come mi ha rubato ancora una volta la possibilità di uscire fiera di lei dall’incontro con i suoi prof.
Non ero arrabbiata, solo triste e mortificata, troppo stanca anche dell’attesa per avere altre energie. Le ho solo detto che volevo essere fiera e orgogliosa di lei e invece mi sono sentita a disagio, mortificata e anche imbarazzata per l’insoddisfazione che il suo atteggiamento di scarso interesse e superficialità, il suo disimpegno suscita in generale nei suoi insegnanti che la vedono sprecare le sue qualità e le sue energie.
Lei ha pianto in silenzio mentre mangiava, poi è andata in camera sua, a sdraiarsi ho visto. Dopo di che, lei che è il disordine fatto persona e che non butta via mai niente, neanche le cartacce usate, si è alzata e ha cominciato a ripulire i cassetti e la sua scrivania, simbolo stesso del suo disordine col suo perenne caos.
Sono sicura che si è vergognata di se stessa, questa almeno è stata la mia impressione e mi è sembrata la prima volta. Ha studiato poi per tutto il pomeriggio ed è stata molto silenziosa, chiusa in se stessa.
Forse ha deciso di voltar pagina, chissà.
Io certamente.

P.S. Ieri sera ho guardato Saviano in tv e mi sono emozionata e commossa. Certo io mio che mi commuovo, sai che novità per me, ma per la tv..

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Mentre io annaspo nelle mie bufere e mia figlia ne sta attraversando una, magari ne parlerò quando sarà passata, vorrei invece confidarvi un passaggio positivo con mio figlio.
Da ottobre gli sono cambiati alcuni orari della scuola e, a differenza dello scorso anno, ora deve fare i compiti a casa con noi, quindi quasi sempre con me.
Io mi sentivo già male al pensiero, la maledizione del mantenergli l’attenzione e la concentrazione, di bloccare la sua distrazione, il suo continuo muoversi e cercare altro da fare, il costringerlo a cominciare quando arriva il tragico momento… e chi più ne ha più ne metta.
E infatti all’inizio è stato per me una vera tortura, mi mettevo seduta sospirando, col volto scuro. E le cose andavano proprio come temevo, un continuo sbottare e brontolare e una gran fatica.
Poi ho visto mio marito un sabato lavorarci,  aveva un atteggiamento completamente diverso. Non faceva caso alla sua vivacità, restava tranquillo e anche un po’ divertito, contento comunque di stare con lui.
Allora ho cominciato a riflettere.
-Ma io a otto anni che capacità di concentrazione e di fermezza avevo?-
E poi mi son detta -tra poco comincerà- sua sorella iniziò proprio in terza elementare -a fare i compiti da solo, non avrà più bisogno del mio aiuto e della mia presenza accanto a lui, non condividerò più questo momento-.
E ho capito che sono fortunata, che è davvero prezioso per me avere ancora un bambino così piccolo che deve imparare le tabelline o i verbi insieme a me. E anche io mi sono rilassata.
Intendiamoci, ogni volta che faceva i compiti, lui continuava a scalpitare e a distrarsi, io però ho smesso di sgridarlo e di riprenderlo continuamente, me ne stavo tranquilla e lasciavo che lui andasse avanti con il suo stile, che pian piano si è comunque molto ricomposto.
Ma non è stato solo questo.
Un sabato mattina faceva i compiti con mio marito, o meglio si rifiutava e il padre cercava con dolcezza e ragionevolezza di convincerlo. Io ero lì a sfaccendare. Ad un certo punto mi sono resa conto che in fondo lui era proprio contento di avere suo padre lì tutto per sè che gli raccontava tante cose interessanti e ho pensato che bisognava ribaltare la situazione: occorreva che i compiti rappresentassero la bistecca e non l’osso.
Così ho suggerito a mio marito di smettere di parlargli, di lasciarlo lì, zitto e fermo a non fare un bel niente, neanche ascoltare, finchè non avesse accettato di fare invece i compiti.  Mio marito si è fermato, è rimasto vicino a lui per un po’, poi, visto che non succedeva niente, si è messo a fare altro.
E il mio tosto bambino è rimasto lì seduto per una ventina di minuti forse più a fare una cosa molto più pesante della matematica e persino dell’italiano: annoiarsi e dover stare fermo e in silenzio.
Dopo un po’, con discrezione e aria indifferente, ha preso la penna e il quaderno e ha cominciato a scrivere, senza bisogno di urla o sbraiti e con un atteggiamento completamente diverso, via via sempre più positivo e attivo nei confronti del suo impegno.
Da allora sono passate diverse settimane e ormai posso dire che il cambiamento si  è consolidato. Certo è sempre un momento impegnativo e faticoso, ma finalmente sereno, lui continua a saltellare e ogni tanto a distrarsi, ma questo non crea nessun problema e dopo un po’ riprende senza che io debba fare niente, perchè sono i suoi compiti e non i miei, e lui ora lavora con le sue energie e non con o nonostante le mie.

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In questi primi giorni di scuanza, la scuola che è ancora e anche un po’ vacanza, senza compiti e interrogazioni, ho preso questa decisione, piccola e dolorosa. Penso che ogni inizio di nuovo anno scolastico, specie per ora, terza tutti e due, quindi senza grossi cambiamenti, sia bello inserire un nuovo passaggio che segni il diventare grandi dei mie figli. L’anno scorso hanno iniziato a rifarsi il letto lei e alzarsi da solo lui, un vantaggio per me e ormai le due cose sono acquisite.
Ma quest’anno..
Ho deciso che andranno da soli in piazza al mattino a prendere il pulmino che è lo stesso per entrambi.
Chi conosce le storie del mio libro sa che molte sono nate tra la fretta e l’attesa, proprio in quei momenti, così intensi eppure sempre uguali che sono i riti con cui iniziamo la giornata con i nostri figli.
Mia figlia che non ha bisogno di questo per sentirsi grande, o che forse si sente responsabilizzata e non ne ha voglia, non voleva granchè, mio figlio è partito invece eccitato, anche se con un po’ di mal di pancia.
E io? Ho detto che un po’ mi dispiaceva, ma che ormai sono grandi, poi li ho salutati e ancora una volta li ho lasciati andare.
Poi ho chiamato mio marito e mi sono fatta un piantino al telefono e quando lui mi ha detto che allora potevo anche continuare ad andare, -non potrò mica accompagnarli fino a diciott’anni!- gli ho riposto e ho sorriso.
Un pochino piango anche ora, mentre scrivo.
Lo farò anche per tutte quelle mamme e quei babbi che sanno di cosa parlo.

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Ultimo giorno di scuola: mio figlio da qualche giorno è strano, sembra spaesato, stanco, ieri non ci voleva neanche andare. La cosa mi è parsa strana visto che in questi ultimi giorni della sua seconda elementare ha finito il dopo-scuola, niente compiti, giocano e stanno molto in cortile. Ora poi con il caldo che è arrivato… Ho dato la colpa anche a quello.
Poi stamattina mi sono resa conto che per un bambino orientarsi e aver chiaro quello che sta facendo è molto più difficile da fare e proprio per questo molto più necessario.
-Mamma- mi ha detto mentre stavamo andando in piazza a prendere il pulmino io e lui soli, perchè anche in quest’ultima mattina sua sorella era in ritardo e sarebbe arrivata per salire al volo, -ma io questi giorni non capisco bene, mi sembra di essere già come in vacanza e invece vado a scuola…-
-Be’, certo questi ultimi giorni non è più proprio scuola come prima, non fate i compiti, giocate tanto, è come una pre-vacanza, un passaggio dalla scuola alle vacanze.-
-Una pre-vacanza.., ah, ecco..-
-E’ una scuola- vacanza, una scuanza!-
-Scuanza!- ha esclamato tutto divertito e ha affrettato il passo.

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Andare alla riunione della scuola e scoprire che tuo figlio di sette anni, che si è ben guardato dal raccontarti alcunchè, è uno dei capibanda di una classe vivace e turbolenta, indisciplinata e un po’ strafottente, non è che ti fa tornare a casa proprio lieta della serata.
So che mio figlio è un tipo tosto che vuole stare sempre in prima fila e che non si smonta facilmente, ma scoprirlo tra i più indisciplinati e noncuranti dei rimproveri è il rovescio della medaglia della sua disinvoltura che non vorresti dover affrontare.
E ieri sera mi è venuto alla mente un episodio di Piccoli Uomini. di L.M. Alcott. Libri, Piccole donne e tutta la serie, che io ho letto da grande e non avevo invece conosciuto da piccola. Da mamma mi hanno sorpreso: l’aspetto morale ed etico, la retorica, ma insieme anche i buoni sentimenti, sono qualcosa che oggi ci è totalmente estraneo e sembra quasi imbarazzante dire che si DEVE fare qualcosa e ancor più che si deve fare semplicemente  perchè è giusto.
Eppure con mio figlio, come raccontava l’insegnante di Piccoli Uomini, l’aspetto più efficace, spero, della punizione, è stata la mia delusione e il mio dispiacere nel non poter essere fiera, orgogliosa di lui, che a vedermi così infatti era veramente mortificato, e non ha voluto parlare neanche col padre, ma solo andarsene a dormire, triste e sconsolato.
Almeno questo dava a vedere, il mio piccolo uomo.

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Bollettino di guerra
Come precede il risveglio e le nuove regole mattuttine?
Mio figlio mi dà il brivido ogni mattina di alzarsi proprio all’ultimo momento sufficiente per non perdere il pulmino.
La seconda o terza mattina, mentre se ne stava sveglio e ben fermo a letto e i minuti passavano, per fortuna sua sorella gli ha chiesto perchè non si alzava. Così ho potuto e dovuto rincarare la dose con la minaccia, detta però a lei e non direttamente a lui, che lo avrei portato io a scuola in ritardo e che avrei detto alla maestra davanti a tutti i suoi compagni che aveva fatto tardi perchè è un bambino piccolo e capriccioso.
Dopo due secondi era in piedi che si sbrigava. Eh! Diventare grandi..
Poi ho applicato anche questo altro espediente: se loro non sono in piazza quando arriva il pulmino io, che certo ci sarò, dirò all’autista di non aspettarli, come faceva puntualmente lo scorso anno ogni mattina, perchè non è giusto che debba rallentare il giro perchè loro non riescono ad essere puntuali.
Insomma ci ho dovuto lavorare.
Certo mio figlio si lava in quel modo e dopo essersi già vestito e il letto di mia figlia è un po’ stropicciato, il pigiama scaraventato sopra.
Però ormai io sono fuori dai giochi, stamattina mia figlia si è rifatta il letto senza che io neanche mi ricordassi di controllare e mio figlio mi ha chiesto di mettergli i calzini per non fare tardi.
Insomma lo fanno per loro stessi e non per me, o non lo fanno per ribellarsi contro di me.
E quando mi avvio per andare in piazza, loro si affannano dietro senza essere arrabbiati se dirò all’autista di andare via senza aspettarli, immagino perchè in fondo capiscono che è giusto così.
Tutto sommato sono contenti e anch’io: non c’è dono più bello da fare ai propri figli che pretendere, perchè ci si crede, e bisogna davvero crederci, che siano in grado di dare il massimo.
Significa dire loro che sono e possono essere non solo grandi, ma anche in gamba.
Per ora funziona.

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