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Archive for novembre 2012

Per il ponte dei Santi siamo stati a Roma e abbiamo visitato il Foro romano e il Colosseo, visto che i miei figli quest’anno dovranno studiare i Romani. Domenica allora, con mio figlio, abbiamo guardato Il gladiatore di Ridley Scott, il film con Russel Crowe. Io e mio marito, data la sua sensibilità, lo avevamo avvisato che era un film triste, che il finale consisteva nella morte del protagonista, anzi dei protagonisti, ma quando muore il cattivo siamo contenti, almeno nelle finzioni. Nonostante tutto lui, e anche io, si è fatto un piantino dando sfogo alla sua commozione. Mio marito poi è uscito per andare a prendere mia  figlia, così io e lui ci siamo ritrovati a commentare la vicenda, dove l’eroe è morto, ma il bene ha trionfato. Questo perchè un vero eroe buono è sempre disposto a dare e sacrificare la propria vita affinchè il bene trionfi sul male. Certo nelle storie non sempre l’eroe muore, ma è sempre disposto a rischiare la sua vita, anche se quasi sempre ce la fa poi a salvarsi. Così abbiamo paragonato al gladiatore gli eroi delle sue storie preferite: Harry Potter, che è disposto a morire, ma anche Frodo e Aragorn de Il signore degli anelli e Luke Skywalker di Star Wars, Guerre stellari, per arrivare fino al leone Aslan de Le cronache di Narnia. Ora che ci penso devo chiedergli come si comporta a riguardo Percy Jackson, di cui, dietro sua richiesta come fece la sorella con Harry Potter, sto faticosamente leggendo la saga, sono al quarto romanzo, che lui invece si è divorato quest’estate. Di eroi positivi, specie per un maschio, specie per un appassionato di armi e combattimenti come è lui, ce n’è sempre bisogno. Mi auguro che possa almeno attraverso il loro esempio assimilare valori che in giro, nella società civile e consumistica in cui noi oggi viviamo, è sempre più difficile respirare, specie alla sua giovane età. Perchè anche lui nel suo piccolo possa diventare un giorno, crescendo, l’eroe buono della  sua vita.

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Sono combattutissima, come vorrei che Torino fosse più vicina! Sono stata sabato a Roma alla riunione nazionale del movimento politico di cui faccio parte da alcuni mesi, continuo a fidarmi. Adesso sabato prossimo vorrei andare a Torino, ma come si fa a girare per lo stivale come una trottola, avendo per  giunta l’impegno del catechismo la domenica mattina? Così dovrò rinunciare.
Lo scorso anno lo feci io l’incontro di Fioredentro, sulla bellezza, valore da trasmettere ai nostri figli. Fu più di una bella serata e di una vacanza, fu un sogno. Quest’anno avrei fatto solo da spettatrice, solo si fa per dire, perchè ci sarà lei, Silvana De Mari, il mio mito, la mia ispirazione, il mio modello, una persona che mi emoziona sempre. Per fortuna l’ho già conosciuta in un’altra occasione, ma una può bastare? Per ora però dovrò accontentarmi, beato chi abita là vicino e potrà andare a godersi le sue Istruzioni per rendersi felici.
Invito Vivaio 2012

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I figli e le figlie crescono e insieme a loro noi genitori scopriamo nuovi ed inattesi modi di stargli accanto, esprimendo magari lati che neanche sapevamo di avere. Mia figlia, come è giusto che sia, comincia ad avere le sue prime pene d’amore, le prime incomprensioni e ansie che deve superare con le sue forze e con il suo lui, senza il nostro aiuto e di cui spesso, specie mio marito, neanche conosciamo i motivi. Ma si può stare fermi a guardare? Non è certo possibile restare indifferenti se vedi tua figlia che soffre, il dolore che provi da qualche parte deve trovare una risposta. Allora ecco che io e mio marito abbiamo scoperto una nuova forma, un nuovo modo di volerle bene: consolarla. La prima volta un sabato pomeriggio, lei piangeva arrabbiata non so per cosa, mentre aspettava che il suo amato bene le inviasse il messaggino per dirle che era arrivato sotto casa. Lei piangiucchia, io provo a parlarle, ma mi manda via arrabbiata, scontrosa. Io me ne infischio della sua rabbia, mi avvicino, le do un bacio e le dico che le voglio bene, lei quasi nemmeno se ne accorge, ma io mi sento meglio. Dopo pochi minuti mio marito dice qualcosa, tipo, -Allora anch’io!- e fa lo stesso, va da lei, l’abbraccia e le dice che le vuole bene, tanto che lei esasperata ci urla di lasciarla in pace. Noi, seduti in cucina, aspettiamo come due allocchi, invece di occuparci di noi stessi, tesi, non sappiamo che altro fare, non ci si fa. Mio figlio, che è fuori a giocare, citofona dicendo che lui è arrivato e che è lì che l’aspetta, lei sorride e si asciuga le lacrime, nella tensione non aveva visto arrivare il messaggio. Esce, noi sollevati finalmente ci muoviamo, possiamo andare avanti, decidere cosa fare. Si allenta quel filo invisibile che ci vede impotenti, esterni ed estranei, ma inevitabilmente legati e coinvolti. Perchè se la mente comprende e accetta ed è anche orgogliosa di vederla crescere, il cuore continua ad amarla e vorrebbe proteggerla proprio come quel primo giorno in cui, indifesa eppure piena di vita, arrivò, facendolo per sempre innamorare di lei.

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Ennesima discussione con mia figlia per l’uso eccessivo di Facebook e del computer in genere. Dopo mi sfogo e ne parlo con mio marito e lui mi fa vedere le cose da un altro punto di vista. Mi dice che l’affanno di cui mi lamento fa parte del mio ruolo, che mia figlia non può crescere in maniera lineare e tutta programmata come magari io vorrei. Anche i nostri genitori si lamentavano perchè noi tenevamo lo stereo acceso tutto il giorno. Il nostro compito di adulti è di fare da barriera e il loro è di andare oltre, di accettare, di riflettere, ma anche di ribellarsi, di sbatterci il classico muso, di imparare dai propri errori, non esiste un modo indolore per crescere, non esiste un modo senza sbagli, dubbi, ripensamenti. E noi ci siamo dentro. L’affanno fa parte integrante del periodo, della crescita, della relazione, dell’affetto.
Così vedo la cose con più calma e le tensioni dentro di me si stemperano. E mi viene da pensare quante volte con lui facciamo questa cosa, reciprocamente. Io allargo i suoi orizzonti quando lui si sente bloccato, o confuso, in affanno. Lui fa lo stesso con me, guarda oltre la  mia prospettiva del momento e me ne regala una nuova, diversa. Come due giraffe che ogni tanto, a turno, allungano il collo, girano lo sguardo e si ricordano che c’è altro da vedere, da considerare, che la savana è più grande di quanto in quel momento sembri. E gli ostacoli restano, ma noi, pian piano, con lunghissime zampe, andiamo oltre.

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