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Archive for settembre 2010

Rubo ad un’amica, dal suo blog Conciliare stanca questa poesia e la dedico a Michela che mi ha ricordato che per guardare dall’alto, non lasciarsi sopraffare dalle ondate degli eventi occorre lavorarci, non basta lasciar stare, ma bisogna scegliere di volersi bene, e anche a tutte e tutti noi, perchè, e non è mia, l’amore (anche per se stessi) è concentrazione, concentrarsi su quello che conta, lasciarsi il resto alle spalle, il resto verrà da sè.

Se potessi vivere di nuovo la mia vita

Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.

Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.

Ma vedete, ho 85 anni
e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

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Non siamo ancora entrati a regime con gli orari e le attività dei miei figli e di conseguenza anche le mie, che mi sento già in un vortice inarrestabile dove le cose da fare si moltiplicano, le giornate si accorciano e si riempono di occupazioni e preoccupazioni.
Ma la prima, sono determinata a non mollarla, è di mantenere una serenità che mi faccia vivere fin dal mattino da protagonista, mantenere quel distacco che mi permetta di vedere le cose in funzione di me e non viceversa.
Mi metto talvolta a pensare ad un’altra me stessa che mi guarda dall’alto e mi dice di vedermi in prospettiva, di chiedermi a cosa ricorderò negli anni di quello che mi occupa ora la mente, che forse mi resterà impresso quel tramonto e quella luce che scorrono ora davanti alla mia mente frettolosa, i minuti che mi sarò goduta a seguire mio figlio che fa i compiti, la sensazione di guardarmi intorno e vedere qualcosa che mi piace, ce ne sono così tante.
Quelle stesse che mi diventano solo compiti da fare se le guardo con gli occhi indaffarati, se mi lascio acchiappare dalla foga e dagli ingranaggi come una Charlot in Tempi Moderni.

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Ci sono emozioni che ti colgono alla sprovvista e forse per questo ti arrivano dritte fino al profondo e tornano fuori sotto forma di lacrime, almeno per me che mi commuovo con niente e sono di pianto facile.
Non uso facilmente i nomi in queste righe, per un senso di riservatezza e rispetto, ma questa volta farò un’eccezione.
Per quella ragazza che conosciuta in un giorno di sole in piscina con amiche comuni, in poche ore di conversazione mi ha fatto rivedere com’ero io alla sua età, il mio dolore e la mia determinazione ad uscirne fuori, a trovare la mia strada e il mio equilibrio. Ferite che anche da lontano, in tempi e luoghi diversi, si riconoscono e  lasciano che cuori sconosciuti diventino amici.
Così siamo legate io ed Elisabetta, la mia amica giovane che ci ha raccontato la sua attesa e che è diventata mamma lunedì e farò un’eccezione anche per la sua piccola, lo so che non pensava a me e che sono presuntuosa, ma che volete farci sono una piagnona, romantica e sognatrice.
Benvenuta Caterina, questa è per te.

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Per una volta niente riflessioni, ma solo aggiornamenti e suggerimenti perchè la vita è fatta, specie di lunedì, anche di piccole cose da sbrigare.
Primo: per quanto riguarda i laboratori che terrò, bisogna informarsi nei numeri segnati, ma certo possono partecipare anche genitori senza figli e viceversa, anche se vi annuncio che presto farò anche incontri solo per adulti, perchè anche tra grandi credo che sia bellissimo ed emozionante andare in un posto che non esiste, ma andarci insieme.
Secondo: piccolo suggerimento di una domenica pomeriggio a spasso per il paese aspettando la figlia che esca dal cinema con gli amici. Con figlio, nipote e amichetta, otto e cinque anni, abbiamo iniziato a giocare ad 1,2,3 stella, prima normale, poi con la variante di dover avanzare a gamba zoppa o saltando o all’indietro, si può anche accucciati, di fianco, ad occhi chiusi e così via. Non ci vuole niente, solo un albero o un muro dove stare girati, tempo un quarto d’ora c’erano dieci bambini che si erano aggregati e a dirvela tutta io mi sono divertita, per non parlare di mio figlio e degli altri.
Terzo: forse ai più è sfuggita, ma io devo raccontarvela. Chi è la mia scrittrice preferita, nonchè psicoterapeuta e ispiratrice del mio percorso professionale? Silvana De Mari, l’autrice della saga de L’ultimo elfo, ma anche de La bestia e la bella, l’ultimo che ha scritto Il gatto con gli occhi d’oro, fantastico. Che dirvi, io l’adoro e non è che mi sbilancio facilmente. E di chi ti trovo un commento, dopo certo che io le ho scritto nel suo blog, con la richiesta del mio indirizzo postale? Lei, che si firma sdm, che mi ha fatto piangere e ridere, riflettere, emozionare ed imparare con libri interi, mi ha riempito il cuore con queste tre sole lettere indirizzate proprio a me.

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Il nuovo anno, scolastico e sociale sta finalmente iniziando anche per me.
Per chi mi segue da un po’ sa che nel mio percorso personale, dopo aver poco lavorato e troppo fatto la mamma, ho compreso il mio bisogno di avere un mio ruolo fuori dalla famiglia e sul piano professionale invece, dopo aver abbandonato la psicologia per la scrittura e le storie, il mio essere psicologa per i miei colori, ho scoperto che non posso fare a meno nè dell’una dell’altra iniziando così la mia strada come psicologa colorata.
Nuove attività stanno prendendo forma, perchè la fantasia mi piace metterla nelle storie, ma anche nell’organizzare i luoghi e gli spazi in cui, spero insieme a tante persone, i tanti personaggi e mondi da esplorare nasceranno…
Ci sarà d’ora in poi questa nuova pagina per informare chi vuole partecipare, chiedere, suggerire, consigliare…
Ecco intanto la prima attività già pronta, il  Laboratorio Liberare la fantasia

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In questi primi giorni di scuanza, la scuola che è ancora e anche un po’ vacanza, senza compiti e interrogazioni, ho preso questa decisione, piccola e dolorosa. Penso che ogni inizio di nuovo anno scolastico, specie per ora, terza tutti e due, quindi senza grossi cambiamenti, sia bello inserire un nuovo passaggio che segni il diventare grandi dei mie figli. L’anno scorso hanno iniziato a rifarsi il letto lei e alzarsi da solo lui, un vantaggio per me e ormai le due cose sono acquisite.
Ma quest’anno..
Ho deciso che andranno da soli in piazza al mattino a prendere il pulmino che è lo stesso per entrambi.
Chi conosce le storie del mio libro sa che molte sono nate tra la fretta e l’attesa, proprio in quei momenti, così intensi eppure sempre uguali che sono i riti con cui iniziamo la giornata con i nostri figli.
Mia figlia che non ha bisogno di questo per sentirsi grande, o che forse si sente responsabilizzata e non ne ha voglia, non voleva granchè, mio figlio è partito invece eccitato, anche se con un po’ di mal di pancia.
E io? Ho detto che un po’ mi dispiaceva, ma che ormai sono grandi, poi li ho salutati e ancora una volta li ho lasciati andare.
Poi ho chiamato mio marito e mi sono fatta un piantino al telefono e quando lui mi ha detto che allora potevo anche continuare ad andare, -non potrò mica accompagnarli fino a diciott’anni!- gli ho riposto e ho sorriso.
Un pochino piango anche ora, mentre scrivo.
Lo farò anche per tutte quelle mamme e quei babbi che sanno di cosa parlo.

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Vediamo se trovo un po’ di tempo per raccontarvi un piccolo squarcio di vita che ha illuminato le vacanze della mia famiglia.
Dopo un paio di giorni che se ne stava seduto senza neanche togliersi la maglietta, sotto l’ombrellone accanto ai genitori, guardandosi intorno, ho invitato questo ragazzino biondo a giocare a bocce con mia figlia e il suo amico di tredici anni. Rotto il ghiaccio le cose sono naturalmente andate avanti da sole e lui è diventato inseparabile dagli altri due, dal nostro ombrellone e dalla nostra piazzola.
Ci ha conquistato tutti, grandi e piccini, con la sua gentilezza ed il suo entusiasmo composto, la sua intelligenza ed educazione, persino mio marito, abbastanza diffidente, specialmente con i ragazzini di quella età che frullano intorno a sua figlia, niente da fare non ha resistito, non riusciva ad essere geloso di lui, sono persino andati a correre insieme sulla spiaggia di primo mattino, loro due soli.
Chiaramente al primo posto nei suoi occhi e nel suo cuore c’era lei, la regina, l’accentratrice di ogni sguardo, che dall’alto della sua preadolescenza si atteggiava scontrosa e inquieta, mia figlia.
Lui si adombrava ogni volta che un nuovo ragazzino le si avvicinava, con uno struggimento che ha intenerito tutti noi adulti e una dignità che lo ha reso amico e leader della loro combriccola.
E lei? Si perdeva in sguardi languidi col diciottenne vicino di piazzola, ignara di quello che le stava accadendo.
Per il resto del tempo se ne stava imbronciata in disparte da vera adolescente tormentata seduta in spiaggia o in piazzola finchè non arrivava lui, il nostro biondino. Allora si animava e sorrideva e dopo un po’ eccoli a giocare  a pallavolo, a fare il bagno oppure appiccicati sull’amaca o sull’asciugamano, lei ad accarezzargli i capelli, lui lì a fare le fusa e a gongolare come un gattino.
Una tenerezza e un attaccamento tanto ingenuo e pulito quanto inconsapevole, spontaneo, senza pudore e malizia.
Un sentimento che ci ha incantati tutti e che ha reso, noi adulti, di nuovo ragazzini e innamorati, grati di respirare quel miracolo che diffonde nell’aria l’amore quando timidamente, eppure con potenza, si affaccia e sboccia, quando, anche senza farsi riconoscere, illumina e rinnova tutte le cose.

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